In carcere per omicidio stradale il camionista che ha ucciso due persone sulla Torino-Milano

Rondissone

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24/09/2016

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L'accusa è di duplice omicidio, guida in stato di ebrezza e omissione di soccorso. Rischia non meno di dieci anni di carcere. I tre figli della coppia che sono ricoverati al Regina Margherita sono rimasti orfani nell'arco di pochi, fatali, istanti

Quando sono riusciti a fermarlo dopo un folle inseguimento sull’autostrada Torino-Milano, nei pressi di Villarboit, l’autista del Tir assassino, che nella serata di venerdì 23 settembre ha travolto una Fiat Idea, uccidendo due persone e ferendone altre quattro, tra i quali tre bambini, non credevano ai loro occhi. Il camionista, di origine slovacca, non riusciva a reggersi sulle gambe, in preda all’ubriachezza. Tanto ubriaco da riuscire a malapena afa effettuare a soffiare nella cannuccia del dispositivo che misura il tasso alcolemico.

L’uomo ha percorso non si sa quanti chilometri, in preda all’ebrezza più totale, urtando parecchie auto che viaggiavano in autostrada prima di piombare come un proiettile assassino al casello di Rondissone proprio nel momento in cui l’autista della Fiat Idea stava ritirando il biglietto d’ingresso. L’impatto, sottolineano i testimoni, è stato d’una violenza inaudita: dopo aver travolto l’auto il camion da quaranta tonnellate l’ha trascinata per quasi duecento metri, uccidendo sul colpo il conducente Mustafà El Chouifi, 39 anni e la moglie Nora Rharif, 30 anni e poi ha proseguito la sua folle corsa inseguito dalle pattuglie della Polstrada. Ferito anche uno degli occupanti di una Volkswagen Touran coinvolta nell’incidente che è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso. Gli stessi soccorritori si sono stupiti del fatto che i tre bambini, uno dei quali è una femminuccia di appena tre mesi, siano riusciti a sopravvivere in quell’irriconoscibile groviglio fumante di lamiere.

I tre bambini sono stati trasportati a sirene spiegate, a bordo di un’autoambulanza, all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino. Il più grave è il bimbo più piccolo che ha riportato una contusione addominale e un trauma cranico. I fratelli di tre e cinque anni, anch’essi ricoverati, guardano medici e infermieri con grandi occhi spalancati nei quali si vede ancora tutto l’orrore per la tragedia alla quale sono miracolosamente sopravvissuti e che li ha lasciati, nello spazio di un istante, orfani per sempre. Una tragedia causata da un camion guidato da un autista totalmente ubriaco che è stato arrestato per omicidio stradale e rischia non meno di 10 anni di carcere per omissione di soccorso, duplice omicidio e guida in stato d’ebbrezza. Quest’oggi è stato interrogato dal procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando.

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