Cuorgnè: in 1.500 rimangono senza medico. Il sindaco: “Qualcosa non funziona nel sistema”

21/02/2018

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"Cuorgnè non l'Afghanistan. Perchè non si riesce a trovare un medico che venga a lavorare qui?" si chiede il sindaco Beppe Pezzetto che ha girato l'interrogativo all'assessore regionale alla Sanità. Antonio Saitta ha risposto: "Caro sindaco, ti segnalo che mi sto adoperando per trovare una soluzione ad un problema che purtroppo riguarda tutta Italia"

Sono 1.500 e sono rimasti senza medico di famiglia. Il dottor Antonino Leto, molto apprezzato dai suoi assistiti andrà in pensione e l’azienda sanitaria canavesana non riesce a trovare un sostituto che sia disposto ad esercitare a Cuorgnè. La polemica monta. E’ stato lo stesso medico a comunicare con una lettera inviata ad ognuno dei suoi pazienti che sarebbe andato in quiescenza invitandoli ad recarsi al Poliambulatorio di piazza Gino Viano per scegliere un altro medico di famiglia. E qui hanno avuto l’amara sorpresa di scoprire che il posto lasciato vacante dal dottor Leto rimarrà tale fino a quando non sarà trovato un sostituto. E’ facile immaginare lo sconforto che ha assalito tanti anziani e persone affette da patologie anche gravi.

Ma cosa tiene lontani i medici dalla città di Cuorgnè? Se lo chiede tra il costernato e l’arrabbiato anche Beppe Pezzetto, sindaco di Cuorgnè: “Qualcosa non funziona nel sistema: se decidi di fare il medico di base e di partecipare ad un concorso pubblico, poi il minimo è che accetti di andare dove vieni assegnato.- commenta ironicamente il primo cittadino che, attraverso i social si è direttamente rivolto all’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta -. il Canavese non è l’Afghanistan, la paga mi sembra buona, l’aria anche e se tutti credono di essere dei potenziali candidati al Nobel per la medicina, o dei futuri protagonisti di E.R., Dottor House o Grey Anatomy, posso garantire loro che i colleghi che operano sul territorio sono validi tanto quanto quelli che operano altrove”.

Il problema comunque la si metta va risolto. E il primo cittadino lo sa benissimo come è conscio del fatto che l’episodio costituisce soltanto la punta di un iceberg perché nell’Alto Canavese i medici vicini alla pensione sono diversi ed è fin troppo facile pensare che i problemi si moltiplicheranno.

“Ritorniamo ai pazienti di un medico di Cuorgnè che avendone raggiunto i requisiti è andato giustamente in pensione, ma come ho avuto modo di disquisire con i referenti dell’Asl, che si stanno adoperando per trovare soluzioni alternative nel solco della norma, i medici in alto Canavese vicini al pensionamento sono diversi, quindi credo che se da un lato si debba fare un giusto appello al giuramento (fatto o meno) di Ippocrate e al senso di responsabilità di coloro che hanno partecipato e che parteciperanno al prossimo bando, parallelamente sia indispensabile mettere mano a un regolamento (ritengo Regionale, mi sto informando) che allo stato attuale, alla luce di quanto si evince, deve essere adeguato, perché come proprio ci insegna il Sistema Sanitario: prevenire è meglio che curare. Mi permetto di segnalarlo all’Assessore Regionale Antonio Saitta”.

E Saitta è subito intervenuto inviando a stretto giro di posta un messaggio al sindaco Beppe Pezzetto: “Caro sindaco Giuseppe Pezzetto grazie per la tua segnalazione . Ti segnalo che mi sto adoperando per trovare una soluzione ad un problema che purtroppo riguarda tutta Italia. In ogni caso – come ho anche spiegato proprio ieri ad una delegazione dell’Uncem Piemonte – in occasione della prossima discussione del nuovo accordo regionale sarà introdotta una forma di premialità per i medici di medicina generale che opereranno nelle zone montane e più disagiate. La Giunta regionale e le Asl si occuperanno anche di potenziare il servizio di infermiere di comunità, estendendo le positive sperimentazioni compiute fino ad ora sul territorio – spiega l’assessore alla Sanità -. Inoltre verrà valutata la possibilità di rivedere gli ambiti territoriali di scelta all’interno dei distretti, proprio per superare le carenze di medici nelle aree montane e periferiche.
L’intera organizzazione dell’assistenza territoriale sarà poi rivista con il nuovo Piano della cronicità che la Giunta regionale presenterà il prossimo lunedì 12 marzo. Con l’applicazione del piano è prevista la messa a sistema della rete delle Case della Salute, al cui interno, oltre ad ambulatori specialistici e servizi assistenziali, saranno presenti per alcune ore settimanali proprio i medici di famiglia”.

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