Torino: 30mila sì a Tav e Infrastrutture. La grande mobilitazione è un chiaro segnale per il governo

Torino

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10/11/2018

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Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale: "Da Torino parte un messaggio forte e chiaro che riguarda tutta l'Italia. Un messaggio per le grandi opere di collegamento verso l'Europa, per il nostro futuro, delle nostre imprese, per il lavoro e le future generazioni"

Trentamila sì alla Tav e alle realizzazione delle infrastrutture, considerate lo snodo cruciale dello sviluppo di Torino e del Piemonte nei prossimi anni. La mobilitazione, svoltasi senza bandiere e simboli, che ha avuto luogo alle 11,00 di sabato 10 novembre nella centralissima piazza Castello, di fronte al palazzo regionale, rappresenta una svolta epocale, seconda soltanto a quella marcia dei 40mila che segnò, negli anni Ottanta, il crollo del potere sindacale nelle fabbriche.

A manifestare sono stati semplici cittadini, esponenti politici anche della Lega (una presenza che la dice lunga sulla divergenza di vedute tra i due partiti di governo su Tav e Terzo Valico), professionisti, artigiani, e gli aderenti a 33 associazioni di categoria che rappresentano l’anima di quel Piemonte che chiede agli amministratori (il Consiglio comunale a maggioranza grillina ha votato contro la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione) di compiere un passo indietro e di riconsiderare la decisione assunta.

Dario Gallina, neo presidente della Confindustria torinese, lo ha detto chiaro alla folla dal palco allestito in piazza Castello: “Da Torino parte un messaggio forte e chiaro che riguarda tutta l’Italia. Un messaggio per le grandi opere di collegamento verso l’Europa, per il nostro futuro, delle nostre imprese, per il lavoro e le future generazioni. La Torino-Lione e il Terzo Valico possono determinare la centralità dell’Italia in Europa e chi ha la responsabilità di governo può e deve avere la statura politica di cambiare decisioni e idee se non sono coerenti con il futuro del Paese”.

Al di là della contrapposizione ideologica, la manifestazione di protesta rappresenta an che per il governo un segnale chiaro e forte che non assolutamente sottovalutato. Anche perchè proviene da una provincia, quella di Torino, che tra tutte quelle piemontesi è la più sofferta e svantaggiata dal punto di vista economico e del lavoro.

In un documento congiunto, consdegnato in prefettura, 33 associazioni di categoria piemontesi chiedono al governo di “Procedere speditamente nell’avanzamento dell’opera, nel rispetto degli accordi internazionali sottoscritti tra l’Italia, la Francia e l’Unione Europea, della Legge 1/2017 e dei successivi atti approvati dal Cipe”.

In tanti hanno espresso le loro opinioni, sia in piazza che sui social network: nel rispetto di tutte le posizioni appare chiaro che qualcosa da sabato 10 novembre è cambiato.

E non soltanto a Torino.

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