Sparone: per l’ex Ims è l’ora della verità. I dipendenti votano l’ipotesi di accordo sindacale

Sparone Canavese

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19/05/2016

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Se il voto sarà negativo i 221 dipendenti dovranno fare i conti con gli oltre cento esuberi dichiarati e con salari minimi per chi rimane

Incassata la soddisfazione delle organizzazioni sindacali sull’ipotesi di accordo raggiunta all’Unione Industriale di Torino tra i vertici della Mtd (azienda che fa parte del Gruppo Tiberina di Roma) sul salvataggio della ex Ims di Sparone, adesso tocca ai 221 dipendenti esprimersi sulle proposte avanzate dalla società. Sarà un referendum di vitale importanza per il futuro delle oltre duecento famiglie che dipendono dalla continuità dell’attività industriale dell’azienda. Nell’ipotesi di accordo la Mtd si è impegnata ad assumere, attraverso l’acquisizione dei rami d’azienda interessati dal fallimento dell’ex Ims, tutti i 221 dipendenti. Un’assunzione che è legata alla richiesta di cassa integrazione straordinaria di 12 mesi, ritenuta necessaria per smaltire l’insaturazione produttiva.

In attesa dell’esito del referendum che avrà luogo domani, Fim-Cisl e Fiom-Cgil si dichiarano cautamente ottimisti. Certo, si è trattato di una trattiva complessa, che alcuni momenti è parsa di difficile risoluzione, ma alla fine si è giunti a una soluzione che in parole povere, potrebbe salvare “capra e cavoli”: ovvero mantenere gli equilibri occupazionali del territorio con le esigenze riorganizzative dell’azienda. Un percorso che dovrà essere, prima, approvato dalla maggioranza dei dipendenti. Il mancato accordo tra il Gruppo Tiberina e le segreterie regionale delle organizzazioni sindacali, non potrà che produrre un esito infausto per l’occupazione: la holding industriale potrebbe decidere unilateralmente a dichiarare gli esuberi previsti dal piano di acquisizione del ramo d’azienda fallimentare. In questo caso per circa un centinaio di dipendenti si aprirà la procedura di mobilità (che altro non è che l’anticamera del licenziamento), mentre per gli altri l’assunzione sarebbe subordinata all’applicazione delle condizioni minime salariali previste dal contratto di lavoro.

Creare un disagio sociale ed economico di questa portata e sulla ricaduta negativa territoriale era un priorità da evitare, spiegano i sindacati. Domani, in ogni caso, toccherà ai lavoratori decidere della propria sorte.

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