Ciriè, stufo di attendere in pronto soccorso, aggredisce un infermiera in servizio al triage

Ciriè

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02/04/2017

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Ancora un'aggressione in pronto soccorso. La riorganizzazione dei servizi e la sicurezza negli ospedali è diventata una priorità

Stufo di attendere il proprio turno in pronto soccorso, ha cercato di infrangere con un pugno la vetrata dell’ufficio in cui ha sede il triage: il giovane, 20 anni, si era recato al pronto soccorso per farsi curare una leggera ustione a una mano. E’ accaduto nella giornata di sabato a all’ospedale di Ciriè. Dopo l’aggressione di Chivasso e il maniaco di Ivrea, un altro atto di violenza si verifica in un presidio sanitario dell’Asl To4. La vetrata che separa i pazienti dal personale infermieristico non si è infranta, ma l’infermiera, residente in Canavese, ha riportato uno shock causato dallo spavento provato. E’ l’ennesima dimostrazione che riorganizzazione dei servizi a parte, è necessario che la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari sia garantita in tutti gli ospedali dell’azienda sanitaria locale.

Sull’ennesima aggressione interviene il Nursid, il sindacato autonomo che assiste e tutela gl’infermieri che condanna con forza l’episodio di violenza: “Il pericolo, come già denunciato più volte – afferma Francesco Coppolella, Coordinatore Regionale dell’Organizzazione Sindacale – è che il fenomeno sta prendendo una piega da Far West. Certi fenomeni, se non controllati con azioni tempestive, rischiano di diventare dilaganti con conseguenze gravi e solo allora, come spesso avviene, si deciderà di intervenire. Ovvio che l’incremento di tali comportamenti, sono anche la conseguenza di politiche sanitarie incapaci di porre rimedio alla grave problematica dei pronto soccorso”.

“Non è responsabile fare scelte che poi rischiano di ricadere su operatori e cittadini – continua Coppolella -, senza prevedere interventi che prevengano tali conseguenze. Il timore è che gli ospedali e in particolare i Pronto Soccorso divengano zona franca, dove tutto è permesso. Non è responsabile lasciare da soli gli operatori che ogni giorno rischiano la propria incolumità svolgendo al meglio la propria professione”.

La soluzione al problema? Occorre dare vita a capillari campagne di sensibilizzazione spiega Coppolella. Tradotto: servono interventi strutturali e inserire personale per la sicurezza; servono progetti di accoglienza mirati; serve un piano di collaborazione con le forze dell’ordine; serve qualche idea. “Per questo motivo, chiederemo al Presidente della Giunta Regionale Sergio Chiamparino e all’Assessore alla Sanità Antonio Saitta – conclude – di intervenire con un piano di azione efficace e di ascoltare le nostre preoccupazioni. Noi del Nursind, vogliamo fare la nostra parte e abbiamo costituito un gruppo di lavoro che vedrà coinvolti infermieri dei Pronto Soccorso di tutti gli ospedali, con l’obbiettivo di analizzare le forti criticità ed eventualmente avanzare qualche proposta che arriva direttamente da chi è in prima linea, con la speranza che qualcuno sia disponibile quantomeno ad ascoltare”.

Dov'è successo?

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