Castellamonte: aumenta l’affitto della sede e il Comitato della Croce Rossa rischia di chiudere

Castellamonte

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05/10/2016

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La società proprietaria, subentrata dopo il fallimento Asa, richiede ai volontari una pigione più che doppia rispetto al passato. Il Comune favorevole a ripristinare il contributo dimezzato

Un affitto che la Croce Rossa di Castellamonte non è in grado di pagare. Un canone che da 18 mila euro annui passa ai 34 mila (più Iva) richiesti e che mette a rischio la preziosa e insostituibile attività dei volontari sul territorio. Un problema non da poco che Paolo Garnerone, presidente della Croce Rossa ha esposto durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale nel tentativo di trovare una soluzione pratica e concreta. La situazione non è indubbiamente delle più semplici. Il comitato della Croce Rossa è attivo dal lontano 1928 e opera ininterrottamente dal 1983.

Questi in sintesi, i passaggi della vicenda: i locali, nella quale opera la Croce Rossa che erano di proprietà dell’Asa, con il conseguente fallimento del Consorzio sono rientrati nella disponibilità della società Release Spa. La nuova proprietà è disponibile a fare in modo che l’associazione di volontari prosegua con la sua meritoria a attività ma a patto che il canone di affitto sia aggiornato in relazione ai valori di mercato. Una spesa, pari ad un aumento del 100% che non possibile sostenere. Quella che l’associazione può permettersi di pagare è una cifra che non deve essere superiore ai 25mila euro all’anno. Inizialmente si era pensato ad acquistare l’immobile ma la richiesta dalla nuova proprietà, pari a 1 milione e seicentomila euro, ha immediatamente fatto tramontare l’ipotesi.

Questo è uno degli aspetti del complicato problema:  l’altro è costituito dal fatto che, in seguito a un accordo stipulato tra Comune e Croce Rossa, l’ente locale dal 2011 ha erogato per alcuni anni un contributo di 5mila euro all’anno in cambio della garanzia che la Croce Rossa assicurasse presenza e assistenza nel corso di tutte le manifestazioni ed eventi promossi dall’amministrazione comunale e il trasporto gratuito dei cittadini che ne avessero avuto necessità. Un contributo che, in tempi di vacche magre il contributo è stato dimezzato. Il primo passo che l’amministrazione dovrebbe compiere, quindi, è quello di ripristinare l’entità dello stanziamento iniziale che costituirebbe un piccolo passo in avanti per giungere a coprire il nuovo canone di locazione richiesto.

Il sindaco Paolo Mascheroni, pur impegnandosi per l’amministrazione che guida e non potendo farlo per quelle future, si è dichiarato disponibile, per quanto possibile a riportare il contributo ai 5mila euro iniziali. Favorevole la maggioranza e, in questo particolare contesto, che assume una rilevanza collettiva, anche la minoranza. Entro la fine del mese di ottobre in qualche modo il nodo gordiano dovrebbe essere sciolto

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