Argentera: commossa cerimonia in ricordo dei partigiani assassinati

Rivarolo Canavese

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21/03/2016

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Gabriella Meaglia, presidente dell'Anpi: affrontarono la morte perché amavano la vita. Letture e canti per commemorare il sacrificio dei cinque uomini

Non dimenticare chi perse la vita per contrastare la dittatura fascista e l’occupazione nazista è un dovere. Il tenente Renzo Scognamiglio, il sergente maggiore Mario Porzio Vernino e i partigiani Antonio Uligini, Sergio Tamietti e Alessandro Bianco, tutti membri della VI Divisione Alpina “Giustizia e Libertà”, tutti giovani che sognavano un’Italia libera e democratica, furono trucidati il 22 marzo del 1945, a ridosso della Liberazione, dai fascisti nel cimitero di frazione Argentera di Rivarolo Canavese.

La commemorazione di quel tragico episodio ha avuto luogo, com’è ormai tradizione, nella mattinata di quest’oggi. Protagonisti della manifestazione sono stati i bambini, coloro, cioè che rappresentano le nuove generazioni e la speranza del nostro Paese. Insieme alle insegnanti, gli alunni della scuola primaria di Argentera hanno intonato, di fronte alla lapide che ricorda il sacrificio dei cinque partigiani, canti e dato lettura a brani inerenti la lotta partigiana.

Alla manifestazione hanno preso parte anche i piccoli che frequentano la scuola materna della frazione rivarolese e i rappresentanti delle istituzioni. Dopo la cerimonia che ha avuto luogo al cimitero, i partecipanti hanno raggiunto in corteo la chiesa di San Grato dove è stato deposto l’omaggio floreale alla lapide eretta a ricordo dei caduti. L’evento è stato organizzato dall’Anpi di Favria-Oglianico e Rivarolo Canavese. Le istituzioni erano rappresentate dal sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno, l’assessore alla Cultura Costanza Conta Canova, il parroco Don Marco, il dirigente scolastico Alberto Focilla e la presidente dell’Anpi (che ha promosso l’iniziativa) Gabriella Meaglia che ha ricordato come i cinque partigiani affrontarono la morte perchè amavano la vita. Un messaggio di speranza e un invito a non dimenticare gli orrori causati dalla dittattura totalitaria e dalla guerra.

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