Il 45% degli occupati nel Sud guadagna meno di quanto percepirebbe con il reddito di cittadinanza

Canavese

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05/02/2019

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La misura economica decisa dal governo, spiega Tito Boeri, presidente dell'Inps, penalizzarebbe i nuclei famigliari a vantaggio dei single. Il problema non sarebbero i salari troppo bassi del Meridione, ma il reddito di cittadinanza troppo elevato

“Effetto spiazzamento”: è così che il presidente dell’Inps Tito Boeri definisce lo scenario che potrebbe prefigurarsi con l’entrata in vigore del reddito di cittadinanza. In sostanza va precisato che il 45% di percepisce un reddito nelle regioni del Sud Italia dichiara emolumenti che sono nettamente inferiori ai 780 euro che il reddito di cittadinanza eroga agli aventi diritto. Il risultato? Tito Boeri non ha dubbi: la misura decisa dal governo, così com’è rischia di disincentivare il lavoro in quelle aree del Paese. Parole dure. Pesanti come macigni. Tito Boeri parla a ruota libera e fa riferimento a un recentissimo e particolareggiato studio che mette in evidenza questa concreta possibilità.

Anzi, c’è di più: il reddito di cittadinanza, a giudizio del presidente dell’Inps “fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo”. Il nodo gordiano, spiega, è rappresentato dal fatto non sono i salari troppo bassi del Meridione, ma il reddito di cittadinanza troppo elevato.
. “Il problema – riporta l’analisi redatta da Boeri – è che il reddito di cittadinanza fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo”.  Ovvero: dato che l’Inps corrisponderà ai percettori del reddito di cittadinanza 9 mila 360 euro, l’importo è sempre più alto (almeno del 10%) dei redditi da lavoro.

Tito Boeri non ha dubbi: per riequilibrare la situazione sarebbe necessario rivedere i criteri utilizzati per assegnare il reddito di cittadinanza, dato che, come sembra, la tipologia di nucleo su cui è concentrato è costituito da quello dei single che rappresentano più del 55% dei nuclei beneficiari.

Una quota così rilevante “non trova corrispettivo in alcuna delle scale di equivalenza utilizzate a livello internazionale per graduare i trattamenti assistenziali in base al numero dei componenti il nucleo famigliare”. E quindi? Il presidente dell’istituto previdenziale sottolinea che in questo un numero rilevante di famiglie con numerosi componenti si ridurrebbe in modo significativo il beneficio economico.  In conclusione, sottolinea Boeri, la misura economica dovrebbe essere più contenuta per chi vive da solo e più consistente per i nuclei famigliari che hanno numerosi componenti.

In questo modo scrive il presidente dell’Inps si eviterebbe di “spiazzare una componente così rilevante del lavoro soprattutto al Sud”.

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