01/12/2015

Cronaca

Cuorgnè, si consegna spontaneamente ai carabinieri, il latitante Giuseppe Racco

Cuorgnè

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Da circa due anni viveva nel “buen retiro” dorato di Santo Domingo: un’isola splendida del mar caraibico, con spiagge coralline di un bianco abbacinante abbracciate dal palme e intricati cespugli di mangrovie, un mare color smeraldo senza paragoni, resort, locali notturni. La Repubblica Dominicana ha molto da offrire agli stranieri, ma soprattutto non ha mai aderito al trattato internazionale di estradizione.

E’ qui che Giuseppe Racco, 40 anni, residente a Prascorsano, ha vissuto per due anni.  Poi, improvvisamente ha assunto la sua decisione e, nella mattinata di ieri, si costituito spontaneamente ai carabinieri della stazione di Cuorgnè. L’uomo era stato arrestato a giugno del 2011 nell’ambito dell’Operazione Minotauro che aveva decapitato la ‘ndrangheta in Piemonte e, soprattutto, in Canavese.

In seguito a quell’operazione, furono sciolti i consigli comunali di Rivarolo e Leinì per infiltrazioni mafiose. Racco era stato scarcerato nel mese di maggio del 2013. Quando fu condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 5 anni e 5 mesi di reclusione si era rifugiato a Santo Domingo insieme alla moglie, originaria della Repubblica Dominicana e al figlio, riuscendo in questo modo a sfuggire alla giustizia. Ai carabinieri Giuseppe Racco, che per la direzione distrettuale antimafia di Torino, era uno degli esponenti di un certo rilevo della criminalità organizzata in Canavese, ha spiegato di essere rientrato in Italia per “problemi di natura personale”.

Le indagini avevano appurato che l’uomo faceva parte della “locale” di Cuorgnè, guidata dal boss Bruno Iaria, una delle cosche ritenute più attive in Canavese. In seno alla “locale” alla quale era stato affiliato nel 2007, Giuseppe Racco militava con il grado di “picciotto”. Adesso dovrà scontare la pena residuale di 3 anni, 5 mesi e 27 giorni.

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