Coronavirus: è polemica tra l’Unità di crisi e il sindacato dei medici sulla gestione dell’epidemia

14/04/2020

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Al centro dello scontro c'è la gestione dell'emergenza Coronavirus, la scarsità di dispositivi sanitari, il numero insufficiente di tamponi e il controllo delle case di riposo, dove si sono verificate centinaia di decessi

Il sindacato dei medici piemontesi Cimo replica con durezza ai membri dell’unità di crisi della Regione Piemonte che hanno accusato i medici di averli colpiti alle spalle: sul tavolo c’è la gestione dell’emergenza Coronavirus, la scarsità di dispositivi sanitari, il numero insufficiente di tamponi e il controllo delle case di riposo, dove si sono verificate centinaia di decessi e su molte della quale sta indagando la magistratura inquirente.

“Ci sono state critiche all’operato dell’unità di crisi – ricorda Roberto Testi, presidente del Comitato tecnico scientifico in una dichiarazione rilasciata all’Ansa-. Una emergenza come questa nessuno se la poteva immaginare, si è dovuto adattare strategia giorno dopo giorno. Sono arrivate critiche che mi hanno fatto male, perché arrivate da colleghi medici dai quali non me l’aspettavo. Ci siamo sentiti colpiti alle spalle da chi avrebbe dovuto essere con noi a combattere”.

In un comunicato stampa il sindacato Cimo replica, replica per bocca del segretario piemontese Sebastiano Cavalli: “Come Cimo Piemonte abbiamo sempre avuto un atteggiamento costruttivo e propositivo nei confronti della Regione e dei componenti dell’Unità di Crisi. Eravamo e siamo tutti dalla stessa parte, vogliamo vedere retrocedere i contagi, aiutare i pazienti negli Ospedali e nelle Rsa, contribuire con un’informazione chiara e puntuale sui miglioramenti ma anche su ciò che ancora manca, ma non possiamo fare finta che ad oggi il personale sanitario piemontese continui a lavorare in condizioni di forte rischio e nell’incertezza di una possibile positività asintomatica. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo ancora, serve un’azione aggressiva legata ai tamponi, sono ancora troppo pochi rispetto ai numeri dei medici che operano negli ospedali di tutto il Piemonte. Negli unici due incontri in conference call avuti con la Regione e l’Unità di Crisi abbiamo sempre evidenziato queste criticità, proponendo anche un riconoscimento economico come è avvenuto in altre regioni, ma non abbiamo avuto alcuna risposta. Non solo, dal 26 marzo, ultima riunione in call, non abbiamo più avuto contatti con i vertici regionali, più volte da noi stimolati a risponderci. Abbiamo dovuto rimarcare in tutte le sedi le nostre preoccupazioni per poter tutelare tutti i medici che sono impegnati in prima linea e che rischiano la vita pur di svolgere il proprio dovere. Il fatto di aver sostituito in corsa i vertici e i componenti dell’unità di crisi regionale forse dimostra che certe scelte non sono state poi così adeguate”.

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