
Salute mentale, il chivassese Marco Riva Cambrino alla Regione: «Servizi territoriali da rafforzare»
In Piemonte la permanenza media nelle strutture residenziali psichiatriche supera i cinque anni e mezzo: 2.052 giorni, contro i 1.237 della media nazionale. È uno dei dati al centro della lettera aperta che il chivassese Marco Riva Cambrino, esponente di Autonomia Socialista, rivolge alla Regione per chiedere un rafforzamento dei servizi territoriali e maggiori opportunità di vita autonoma per le persone accolte nelle comunità.
La lettera, datata 8 ottobre, è indirizzata all’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi e al direttore della Sanità piemontese Antonino Sottile, ed è trasmessa per conoscenza ai rappresentanti della commissione Sanità del Consiglio regionale. Al documento è allegato il dossier “Salute mentale in Piemonte: una rete che trattiene”, curato dallo stesso Riva Cambrino.
L’analisi utilizza i dati del Rapporto sulla salute mentale 2024 del Ministero della Salute e richiama il rapporto 2026 della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica. Secondo il dossier, il Piemonte si colloca al dodicesimo posto su 21 Regioni e Province autonome nella graduatoria sulla qualità dell’assistenza, recuperando sette posizioni rispetto alla rilevazione precedente. Gli autori precisano che la posizione è ripresa da fonti di stampa: il testo integrale del rapporto SIEP non era disponibile al momento della stesura.
Tra gli aspetti evidenziati c’è il peso della residenzialità. Nel 2024, secondo le elaborazioni del dossier, alle strutture residenziali è stato destinato il 48,8% della spesa regionale per la salute mentale, contro il 42,4% nazionale. All’assistenza ambulatoriale e domiciliare sarebbe andato il 36,7%, rispetto al 41,8% italiano.
Il documento richiama anche la dotazione di personale dei Dipartimenti di salute mentale. I dati riportati, aggiornati al 31 dicembre 2023, indicano 2,3 psicologi ogni 100mila abitanti in Piemonte, contro 4,6 a livello nazionale, e 0,1 tecnici della riabilitazione psichiatrica, contro 1,7.
Per Autonomia Socialista, le permanenze prolungate sono legate anche alla carenza di alternative fuori dalle strutture: abitazioni supportate, inserimento lavorativo e servizi territoriali capaci di accompagnare le persone nel percorso di dimissione. Il dossier precisa che i dati non intendono mettere in discussione il lavoro degli operatori impegnati ogni giorno nelle comunità e nei servizi.
L’analisi segnala anche alcuni risultati positivi. I servizi piemontesi prendono in carico 200,8 persone ogni 10mila abitanti adulti, contro 171,9 a livello nazionale. Più bassa risulta invece la frequenza dei centri diurni: circa 22 accessi annui per iscritto, rispetto ai 62 della media italiana.
Nella lettera vengono avanzate sei proposte: riequilibrare gradualmente la spesa a favore dell’assistenza territoriale e domiciliare; predisporre per ogni residente un progetto di dimissione con tempi e verifiche; assumere psicologi, tecnici della riabilitazione e assistenti sociali; potenziare le attività dei centri diurni; pubblicare annualmente gli indicatori per singola Asl; chiarire come saranno utilizzati i fondi nazionali destinati alla salute mentale.
Tra le soluzioni richiamate figura anche l’inserimento eterofamiliare supportato di adulti, il progetto IESA, che prevede l’accoglienza presso famiglie con il sostegno dei servizi. Riva Cambrino chiede alla Regione quanti percorsi siano attivi nelle singole aziende sanitarie e se sia prevista una loro estensione.
Il dossier dedica un capitolo alla disponibilità dei dati sull’Asl To4. Le informazioni ministeriali utilizzate si fermano al livello regionale: per questo Autonomia Socialista annuncia una richiesta di accesso civico all’azienda, per conoscere gli indicatori locali su personale, permanenze e servizi.
Alla Regione viene chiesta una risposta scritta entro trenta giorni e la disponibilità a un incontro. I promotori annunciano che renderanno pubblica anche l’eventuale replica.