
Konecta, annunciati 670 esuberi: per i lavoratori di Ivrea il futuro è ancora più incerto
Per i lavoratori Konecta di Ivrea la vertenza si complica e l’incertezza sul futuro cresce. Al possibile trasferimento della sede a Torino si aggiunge ora l’annuncio di una nuova eccedenza di personale che, a livello nazionale, coinvolge 670 lavoratori. Una doccia fredda per il sito eporediese, dove circa 40 dipendenti erano già in attesa di capire quale sarebbe stato il loro destino.
La comunicazione dell’azienda, datata giovedì 11 settembre, riguarda 600 addetti alle attività operative e altri 70 impiegati nei servizi indiretti e di staff. L’informativa è stata trasmessa alle organizzazioni sindacali nazionali, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero del Lavoro. Konecta motiva la situazione con la crisi che sta attraversando il settore Crm-Bpo: diminuzione dei volumi e della marginalità, trasformazione tecnologica, nuove esigenze dei committenti, aumento dei costi e pressione crescente della concorrenza.
A Ivrea la notizia arriva in un momento già delicato. I circa 40 lavoratori coinvolti dall’ipotesi di trasferimento a Torino attendevano risposte sulle conseguenze dello spostamento della sede, con tutte le ricadute organizzative e personali che avrebbe comportato. Una situazione analoga riguarda una decina di dipendenti della sede di Asti. Ora, però, la questione si fa più pesante: non è più soltanto in discussione il luogo di lavoro, ma la stessa continuità occupazionale.
Per il momento Konecta non ha formalmente aperto una procedura di licenziamento collettivo. L’ipotesi, tuttavia, è contenuta nella comunicazione inviata ai sindacati e ha fatto scattare l’allarme tra i lavoratori e le organizzazioni sindacali.
Un primo passaggio decisivo è fissato per martedì 15 settembre, quando è previsto il tavolo nazionale tra azienda e rappresentanze sindacali. I sindacati piemontesi chiedono il coinvolgimento delle istituzioni affinché vengano individuate soluzioni in grado di salvaguardare l’occupazione e garantire un futuro ai lavoratori dei siti piemontesi.
Per i dipendenti di Ivrea, dunque, la vertenza cambia radicalmente prospettiva. Fino a pochi giorni fa la domanda era soprattutto se e quando sarebbe arrivato il trasferimento a Torino. Oggi la preoccupazione è molto più concreta: capire quanti posti di lavoro saranno effettivamente a rischio e quali garanzie l’azienda sarà disposta a mettere sul tavolo per evitarne la perdita.