
Aeroporto di Caselle, ipotesi di integrazione tra Sagat e Sea, Fava: «Torino non diventi lo scalo di servizio di Milano»
L’ipotesi di un’integrazione tra Sagat e Sea approderà a settembre in Consiglio regionale. Mauro Fava, presidente della II Commissione Trasporti di Palazzo Lascaris e consigliere regionale di Forza Italia, annuncia la richiesta di audizioni urgenti dei principali soggetti coinvolti nel progetto che potrebbe avvicinare la società di gestione dell’aeroporto di Torino-Caselle al gruppo responsabile degli scali milanesi di Malpensa e Linate.
«Un’operazione di questa portata non può essere affrontata sopra la testa del Piemonte e dei piemontesi», sostiene Fava. La proposta sarà sottoposta all’Ufficio di Presidenza della Commissione con l’obiettivo di acquisire informazioni sugli eventuali accordi allo studio, sulle prospettive industriali e sulle conseguenze per il futuro dell’aeroporto Sandro Pertini.
Il consigliere regionale non esclude a priori un’aggregazione, ma chiede garanzie vincolanti sul rafforzamento di Caselle, sull’aumento delle rotte, degli investimenti e dei passeggeri e sulla salvaguardia dell’autonomia strategica dello scalo torinese.
«Non siamo disponibili ad accettare un’operazione nella quale Torino entri dalla porta principale per poi scoprire di essere stata relegata all’uscita di servizio – afferma –. Il rischio è che Caselle venga progressivamente trasformato in uno scalo funzionale al sistema aeroportuale milanese. Sarebbe inaccettabile».
Fava collega la vicenda anche alla progressiva riduzione della presenza degli enti pubblici piemontesi nel capitale di Sagat. Il presidente della Commissione ricorda che nel 2012, durante l’Amministrazione Fassino, il Comune di Torino cedette il 28 per cento della società aeroportuale, riducendo la propria partecipazione dal 38 al 10 per cento, per un corrispettivo iniziale di 35 milioni di euro. Nello stesso anno Palazzo Civico perfezionò la vendita del 49 per cento di Amiat e dell’80 per cento di Trm, incassando complessivamente 155 milioni.
Nel 2017, durante la presidenza regionale di Sergio Chiamparino, Finpiemonte Partecipazioni cedette invece l’intera quota dell’8 per cento detenuta in Sagat. Secondo Fava, quelle dismissioni hanno ridotto la capacità del territorio di incidere sulle future strategie dello scalo.
«Le partecipazioni pubbliche strategiche non sono figurine da collezionare né beni da vendere per fare cassa – osserva –. Sono strumenti attraverso i quali un territorio può difendere e indirizzare il proprio sviluppo».
Prima di qualsiasi accordo con Sea, la Regione chiederà quindi di conoscere il progetto industriale e le garanzie previste per Caselle. «Il Piemonte non può diventare la periferia aeroportuale della Lombardia e Torino non può trasformarsi nello scalo di servizio di Milano – conclude Fava –. Se esiste un progetto capace di rendere Caselle più forte, venga illustrato in Commissione con numeri, investimenti e impegni vincolanti».