Piemonte, medici di famiglia, 300 borse ma solo 288 domande: cresce l’allarme per la carenza di personale sanitario

01/09/2026

Il Piemonte mette a disposizione 300 borse per formare nuovi medici di famiglia, ma le domande si fermano a 288. È il dato che fotografa con maggiore immediatezza la difficoltà del sistema sanitario regionale: mentre sul territorio mancano già oltre 600 medici di medicina generale, nemmeno tutti i posti disponibili per formare i possibili sostituti riescono ad attirare candidati. Un caso unico tra le Regioni italiane a statuto ordinario e un segnale che riaccende lo scontro politico sulla capacità del Piemonte di rendere attrattiva la professione.

Secondo i dati richiamati dai consiglieri regionali del Partito democratico Domenico Rossi e Daniele Valle, la carenza sarebbe di circa 685 medici di famiglia. «Dodici posti già potenzialmente scoperti prima ancora della prova di ammissione del 21 ottobre», attaccano i due esponenti dem, sottolineando come il risultato arrivi nonostante la campagna regionale “Il Piemonte ha bisogno di te”.

Il confronto con il resto d’Italia rende il dato ancora più evidente. A livello nazionale sono state presentate 5.965 domande per 2.651 posti, oltre due candidature per ogni borsa disponibile. In Lombardia le borse sono 481 a fronte di 642 domande, in Emilia-Romagna 185 per 625 candidature, in Veneto 191 per 400 domande, mentre in Campania i 240 posti messi a bando hanno raccolto 1.080 iscrizioni.

Per Rossi e Valle si tratta di un segnale particolarmente preoccupante anche alla luce di quanto accaduto nel 2025. Allora, per 170 posti, erano state presentate 187 domande, ma soltanto 60 candidati si erano effettivamente presentati alla prova e appena 55 avevano poi iniziato il percorso formativo.

A questo si aggiungono le stime della Fimmg Piemonte, secondo cui potrebbero verificarsi abbandoni compresi tra il 30 e il 60 per cento già prima del test, oltre a un’ulteriore riduzione fisiologica durante il primo anno di corso.

I due consiglieri regionali hanno annunciato di aver chiesto l’accesso ai dati e di voler presentare un’interrogazione alla Giunta. L’obiettivo è capire anche quanti laureati piemontesi abbiano scelto di concorrere fuori regione. Se il fenomeno risultasse significativo, osservano, si configurerebbe una vera e propria fuga dal sistema sanitario piemontese.

A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la proposta avanzata dalla Liguria di introdurre un meccanismo nazionale per recuperare e redistribuire le borse di formazione non utilizzate. Se il Governo accogliesse questa ipotesi, una parte dei posti rimasti vacanti in Piemonte potrebbe essere assegnata altrove.

Il rischio, dunque, non è soltanto quello di lasciare inutilizzate alcune borse di formazione. Se il numero dei candidati dovesse ridursi ulteriormente tra rinunce, prova di ammissione e abbandoni durante il corso, il Piemonte potrebbe trovarsi nei prossimi anni con ancora meno medici disponibili proprio mentre aumentano i pensionamenti e cresce il fabbisogno dell’assistenza territoriale. Un problema destinato a pesare anche sulle nuove Case di comunità, che senza professionisti sufficienti rischiano di avere strutture e servizi sulla carta, ma non il personale necessario per farli funzionare davvero.

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