San Maurizio Canavese, due medici senza lavoro per i tagli al Fatebenefratelli

San Maurizio Canavese

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27/10/2015

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In mezzo a una strada anche i 40 dipendenti della cooperativa che gestiva i due reparti psichiatrici. Infuria la polemica

Ancora tagli. Temuti da tutti i dipendenti. Tagli che sono arrivati nel momento in cui la scure della Regione ha iniziato a colpire senza distinzione. Nel mirino dell’Assessorato alla Sanità è finito anche il Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese.

La decisione è già stata presa: due reparti psichiatrici saranno chiusi e i 40 dipendenti della cooperativa alla quale l’ente aveva esternalizzato il servizio per contenere i costi, rimarranno senza lavoro. E non è tutto: due dottoresse hanno ricevuto la fatidica lettera di licenziamento nonostante  gli altri colleghi si fossero dichiarati disponibili all’applicazione dei contratti di solidarietà. Lavorare meno per lavorare tutti.

Renzo Segreto, già general manager dell’Asl di Chivasso e ora direttore della struttura sanitaria di San Maurizio Canavese, annuncia che la Regione chiede un taglio di un milione di euro su dodici complessivi di bilancio. I frati che gestiscono il Fatebenefratelli non hanno avuto scelta: per salvare i dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato hanno dovuto sacrificare la cooperativa. Poi la decisione salomonica: i medici da mandare a casa sarebbero stati quattro, ma si è deciso di licenziarne soltanto due. Il Fatebenefratelli, istituzione no profit, accoglie 190 pazienti e si avvale delle prestazioni di 260 dipendenti. In campo è sceso anche l’Anmirs, l’associazione che rappresenta e tutela i medici che prestano la loro opera negli ospedali religiosi. A giudizio dell’associazione il piano di risanamento regionale redatto e voluto dall’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta non può essere attuato sulle spalle della gente e di professionisti che hanno lavorato per anni con impegno e grande abnegazione.

La speranza è che la regione Piemonte faccia una mezza marcia indietro e riconsideri la proposta dell’applicazione dei contratti di solidarietà in modo che possano essere revocato il licenziamento delle due dottoresse.

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