Oltre alle estorsioni, la ‘Ndrangheta gestiva anche la vendita dei biglietti della Juventus ai bagarini

Montanaro

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09/07/2016

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Rocco Dominello, di Montanaro, era ben inserito nella tifoseria bianconera. I biglietti delle partite casalinghe, venivano venduti ad un prezzo cinque volte superiore al prezzo reale

Anche i biglietti delle partite della Juventus venduti ai bagarini per intascare denaro pulito. E anche nelle tifoserie la criminalità organizzata aveva consolidato la sua capacità di infiltrarsi, grazie alla gestione del sistema della vendita dei biglietti sportivi. Un dato di fatto evidenziato dall’indagine condotta dalla procura Antimafia di Torino che ha fatto scattare le manette ai polsi di Rocco Dominello, 40 anni, residente a Montanaro. L’uomo è stato arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri della stazione di Volpiano con il padre Saverio Dominello, nel contesto dell’inchiesta giudiziaria condotta sulle ramificazioni territoriali della cosca di Rosarno in Piemonte.

Ritenuto un esponente di rilevo della cosca legata alla ‘Ndrangheta, Rocco Dominello era riuscito a introdursi nella tifoseria bianconera grazie alle relazioni di un conoscente di Chivasso, un quarantunenne che poteva contare su solide relazioni con la società sportiva juventina e che aveva fondato un’associazione non profit. In sintesi: i biglietti relativi alle partite casalinghe della Juventus venivano venduti a prezzi, ad un valore spesso quintuplicato rispetto al valore reale. Che l’intreccio di affari legato alla gestione della tifoseria alla vendita maggiorata dei biglietti d’ingresso fosse in qualche modo consolidato, è stato evidenziato dalle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dagli investigatori su disposizione della procura di Torino: gl’inquirenti hanno ipotizzato che Rocco Dominello rivestisse nell’ambiente della tifoseria un ruolo apicale.

E’ da evidenziare il fatto che, pur essendo citati nell’ordinanza di arresto dell’esponente della cosca calabrese, il responsabile ticket office del club bianconero e il security manager, non sono indaganti così come risultano estranei alla complessa inchiesta i vertici della Juventus. La conclusione dell’indagine ha portato all’arresto la scorsa settimana di 18 persone (i carabinieri hanno eseguito 15 ordini di custodia cautelare in carcere, un arresto domiciliare e due obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria), con le accuse di associazione mafiosa armata e concorso esterno in associazione mafiosa, una lunga serie di gravi reati legate alle estorsioni, detenzione e porto di armi, danneggiamenti aggravati, sequestro di persona e un tentato omicidio a Volpiano. Le forze dell’ordine hanno accertato la presenza di una “locale” di Santhià, particolarmente attiva nell’Alto Piemonte, nelle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara e in collegamento con altri esponenti della ‘Ndrangheta residenti nella provincia di Torino.

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