Ivrea, i lavoratori Olivetti scrivono al premier Matteo Renzi

Ivrea

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24/06/2015

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Venerdì il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino incontra l'amministratore delegato della Telecom

In 160 hanno sottoscritto una lettera inviata al presidente del Consiglio Matteo Renzi per richiedere il suo intervento affinché l’azienda in cui lavorano non chiuda definitivamente i battenti. I dipendenti dell’Olivetti di Ivrea non si rassegnano e hanno deciso di tentare ogni possibile strada per evitare di rimanere senza lavoro.

La decisione di rivolgersi direttamente al premier è stata assunta da 160 lavoratori all’indomani del piano di ristrutturazione aziendale nel quale sono stati annunciati oltre 330 esuberi su un totale di 540 dipendenti (negli anni Ottanta erano 55 mila). Il drastico ridimensionamento equivale a una sostanziale chiusura della storica azienda eporediese fondata da Camillo Olivetti e resa famosa in tutto il mondo dal figlio Adriano.

La missiva è stata inviata anche al presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino, al sindaco della Città Metropolitana Piero Fassino e al primo cittadino di Ivrea Carlo della Pepa. Proprio quest’ultimo aveva sollecitato l’intervento del governo centrale richiedendo a Matteo Renzi di avviare un tavolo di concertazione che affronti in maniera definitiva il destino di un’azienda, simbolo dell’eccellenza informatica italiana e che nel corso degli ultimi decenni è stata drasticamente smembrata.

I lavoratori e i sindacati sono convinti che l’attuazione del piano di ristrutturazione aziendale annunciato dall’azienda altro non sia che il preludio alla chiusura definitiva di ciò che rimane dell’Olivetti a Ivrea.

Non è escluso che i lavoratori in esubero possano essere riassorbiti dalla Telecom di Torino. In questo contesto molto dipenderà anche dall’incontro tra Sergio Chiamparino e l’amministrazione delegato della Telecom Marco Patuano e che avrà luogo il prossimo venerdì.

Nei prossimi giorni l’azienda dovrebbe comunque dare il via alla procedura di mobilità a meno che non intervengano sostanziali novità.

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