Canavese: gli auguri di Buon Natale del vescovo di Ivrea monsignor Edoardo Cerrato

24/12/2015

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"Diciamo Buon Natale con le opere di misericordia spirituale e corporale, con la capacità di farci vicini agli altri nelle loro difficoltà, senza chiuderci e lasciarci ingabbiare dalle nostre"

Fratelli e Sorelle,
Amici tutti, anche chi della Chiesa è sulla soglia o addirittura lontano,
buon Natale!
 
E’ il Natale di Gesù Cristo quello che celebriamo, la nascita del Figlio di Dio «nell’umiltà della
nostra natura umana». La nostra festa nasce da questo avvenimento accaduto nella storia, a partire
dal quale milioni di uomini e donne, lungo venti secoli, hanno trovato il senso del vivere e del
morire, del faticare e del lottare, del gioire e del soffrire, poiché nella grotta di Betlemme, nella
notte in cui gli angeli cantarono «Gloria a Dio e pace in terra agli uomini di buona volontà», è
apparso il Salvatore, la Pienezza che il cuore umano desidera.

E’ il Natale di Gesù Cristo quello che celebriamo: non la festa dei nostri sentimenti, ma la festa
di una vita che riceve da Lui la reale possibilità di essere nuova, perché Egli la redime dal peccato,
la strappa alla vecchiezza che sempre incombe nel modo di pensare, di guardare alla realtà, di
affrontare i problemi, e le dona un respiro nuovo, un orizzonte liberante.
E’ il Natale di Gesù Cristo quello che celebriamo e per nessun motivo e a nessun costo siamo
disposti a tacere di Lui, il Salvatore, a nascondere che Egli, e «tutto ciò che da Lui ci viene», è
«quanto di più caro abbiamo, poiché sappiamo che in Lui abita corporalmente la pienezza della
divinità» (V. Soloviev) ed è Lui la «luce del mondo», «la via, la verità e la vita», e «chi segue Lui non
cammina nelle tenebre» (Gv. 8, 12; 14,6).

In questi giorni lo diciamo con il perdono offerto a chi ci ha offesi, con l’accostarci al
Sacramento della Confessione, con il coraggio di dire ad altri che ci siamo confessati e che è
profonda la pace che dal Sacramento abbiamo ricevuto.
Lo diciamo con le «opere di misericordia spirituale e corporale», con la capacità di farci vicini
agli altri nelle loro difficoltà, senza chiuderci e lasciarci ingabbiare dalle nostre.
Lo diciamo con uno sguardo ed un volto su cui si può legge la novità di chi ha fede, di chi
rinnova l’adesione a Cristo che è la sorgente della novità vera.

Lo diciamo anche con i passi che ci portano alla Novena, con il Presepe che facciamo nelle
nostre case e là dove viviamo, con le luci che accendiamo, con il canto delle melodie natalizie:
segni con cui vogliamo esprimere ciò che dentro di noi sentiamo, ciò in cui crediamo e a cui ci
impegniamo a conformare la vita.
 
Il Natale di Gesù Cristo è quello che noi celebriamo!
Buon Natale, amici!
† Edoardo, Vescovo

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