
Chivasso, bandiera palestinese in piazza Dalla Chiesa, Prestìa rivendica: «Fui il primo a sollevare il caso in Consiglio»
La bandiera della Palestina esposta in piazza Carlo Alberto Dalla Chiusa di Chivasso sarà rimossa, ma sulla vicenda si apre ora anche il confronto politico su chi per primo abbia sollevato il problema. Martedì 18 agosto la consigliera comunale di Forza Italia Clara Marta aveva ricevuto dall’Amministrazione l’assicurazione che il vessillo sarebbe stato tolto nella giornata di mercoledì 19 agosto. A rivendicare però la paternità della questione è il consigliere comunale di Noi per Chivasso Bruno Prestìa, che ricorda di essere stato il primo a portare formalmente il caso all’attenzione del Consiglio comunale, con una mozione presentata già nella scorsa primavera.
Il documento, datato 23 marzo 2026, aveva come oggetto la richiesta di immediata rimozione della bandiera palestinese dall’edificio comunale per la presunta mancanza di un’autorizzazione scritta e per il possibile contrasto con la normativa statale che disciplina l’esposizione delle bandiere sugli edifici pubblici.
Prestìa aveva costruito la propria iniziativa anche sulla base di due accessi agli atti effettuati nel gennaio scorso. Secondo quanto riportato nella mozione, dagli uffici sarebbe emerso che l’esposizione del vessillo era stata disposta sulla base di una autorizzazione verbale del sindaco, senza che risultassero una determina, un’ordinanza, una delibera di Giunta, un’autorizzazione prefettizia o un altro provvedimento amministrativo scritto.
Da qui la contestazione avanzata dal consigliere, che aveva richiamato la legge 22 del 5 febbraio 1998 e il Dpr 121 del 7 aprile 2000, norme che regolano l’uso e l’esposizione della bandiera italiana e di quella dell’Unione europea sugli edifici pubblici. Secondo la lettura sostenuta da Prestìa, l’esposizione di vessilli di Stati esteri sarebbe ammessa soltanto in particolari circostanze istituzionali e nel rispetto delle condizioni e delle regole previste dalla normativa.
Nella mozione Prestìa sottolineava quindi come una semplice autorizzazione verbale non apparisse, a suo giudizio, sufficiente a legittimare la presenza stabile di una bandiera straniera su un edificio pubblico. Per questo chiedeva al sindaco e alla Giunta di verificare immediatamente la correttezza della procedura e, qualora fosse stata confermata l’assenza di un atto formale o dei presupposti previsti dalla normativa, di procedere alla rimozione del vessillo palestinese.
Il consigliere aveva inoltre chiesto che l’Amministrazione riferisse al Consiglio comunale sull’esito degli accertamenti e che copia della mozione fosse trasmessa al prefetto di Torino Donato Cafagna, affinché potesse valutare la vicenda nell’ambito delle proprie competenze.
Ora che la rimozione della bandiera è stata annunciata, Prestìa torna quindi sulla questione per sottolineare come il tema fosse stato posto formalmente già diversi mesi fa attraverso un atto consiliare. Una rivendicazione politica che si inserisce nelle ultime ore della vicenda, dopo l’intervento della consigliera di Forza Italia Clara Marta e l’impegno assunto dall’Amministrazione a togliere il vessillo dal balcone centrale di Palazzo Santa Chiara, sede del Comune.