
Chivasso scontro sulla bandiera palestinese, Prestìa contro Dutto: «Nessun atto formale per l’esposizione»
Lo scontro politico sulla bandiera palestinese esposta in un edificio comunale si fa sempre più rovente. Dopo le dichiarazioni del segretario del circolo “Pinuccia Bagnaschi” di Sinistra Italiana/AVS, Frediano Dutto, arriva la replica al fulmicotone di Bruno Prestìa, capogruppo della lista civica Per Chivasso in Consiglio comunale, che respinge le accuse personali e torna a insistere sulla questione della legittimità amministrativa dell’esposizione del vessillo.
Prestìa definisce «farneticanti» le dichiarazioni di Dutto e contesta in particolare l’accusa di mancanza di «umana empatia» nei confronti della popolazione palestinese. «È un’insinuazione grave, offensiva e priva di qualsiasi fondamento – afferma –. La pietà umana per i conflitti nel mondo non è un monopolio della sinistra né tantomeno del signor Dutto».
Il consigliere sposta quindi il confronto sul piano degli atti amministrativi, richiamando i riscontri ricevuti dal segretario generale del Comune di Chivasso, Salvatore Mattia, a seguito di due iniziative di sindacato ispettivo presentate nel gennaio scorso.
Secondo quanto riportato da Prestìa, nella risposta degli uffici comunali viene evidenziato come l’assenza di un formale riconoscimento dello Stato palestinese da parte del Governo italiano possa porre dubbi sulla piena applicabilità dell’articolo 8 del Dpr 121/2000, che disciplina l’esposizione delle bandiere di Stati stranieri sugli edifici pubblici.
Il punto centrale della replica riguarda però l’autorizzazione all’esposizione. «Alla mia formale richiesta di ricevere copia del provvedimento con cui il sindaco autorizzava l’esposizione del vessillo – sostiene Prestìa – la risposta degli uffici è stata chiarissima: non esiste un provvedimento formale, perché l’autorizzazione è stata data verbalmente, per le “vie brevi”».
Da qui l’affondo nei confronti di Dutto: «È grottesco che oggi venga a impartire lezioni di legalità e normative quando i documenti ufficiali dimostrano che si è agito senza uno straccio di atto scritto e in un quadro di evidente perplessità giuridica».
Prestìa rivendica inoltre di avere sollevato la questione già diversi mesi fa e accusa Sinistra Italiana di essere intervenuta soltanto ora. «Come mai questo improvviso risveglio? – domanda –. Perché riemergere dal letargo politico dopo mesi per distribuire patenti di moralità, se non per cercare un po’ di visibilità mediatica?».
Il capogruppo di Per Chivasso allarga poi il confronto ai problemi di sicurezza della città, richiamando alcuni recenti episodi di cronaca: il cittadino colpito da arresto cardiaco mentre inseguiva l’uomo che aveva appena rapinato la moglie, le aggressioni ai danni di un commerciante e altri fatti avvenuti al parco cittadino e alla stazione.
Secondo Prestìa, su questi episodi da parte di alcuni esponenti della sinistra locale non sarebbe arrivata la stessa attenzione riservata alla vicenda della bandiera. «La solidarietà e l’empatia – accusa – funzionano a intermittenza e solo a beneficio delle telecamere o della propaganda ideologica».
La posizione del consigliere resta dunque invariata: la questione, a suo giudizio, non riguarda il giudizio politico sul conflitto israelo-palestinese, ma la necessità che ogni scelta riguardante gli edifici pubblici sia sostenuta da atti trasparenti e formalmente corretti.
«Gli edifici pubblici appartengono a tutta la comunità e non possono essere gestiti “a voce” per accontentare una fazione politica – conclude Prestìa –. Continuerò a pretendere trasparenza e rispetto delle regole per la città di Chivasso e per i chivassesi, senza farmi intimidire da attacchi ideologici tardivi e spuntati».