
Consulta della Legalità, l’opposizione: «Nell’intervista a Ferrantello la nostra mozione è stata travisata»
Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera a firma di Marco Riva Cambrino, Socialista, Aurtonomia Socialista e di Clara Marta, capogruppo di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio comunale di Chivasso, in relazione all’intervista al presidente della Consulta della Legalità Vincenzo Ferrantello.
“Gentile Direttore,
abbiamo letto con interesse l’intervista al presidente della Consulta comunale per la Legalità, Vincenzo Ferrantello, e Vi ringraziamo per l’attenzione che la Vostra testata continua a dedicare al tema. Premettiamo che il lavoro volontario di chi siede nella Consulta merita rispetto: non è in discussione, e non lo mettiamo in discussione.
Ci corre però l’obbligo di correggere un errore di fatto che rischia di disorientare i lettori. Nell’intervista, la “mozione dell’opposizione” viene descritta come quella che chiederebbe un presidio fisso delle forze dell’ordine in stazione, un tavolo permanente e un coordinamento tra i Comuni. Quella non è la nostra proposta. La nostra — protocollata il 10 luglio 2026, prot. n. 0037979 — è un’altra cosa, e non risulta essere stata letta.
Chiediamo strumenti amministrativi concreti contro l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia cittadina: un osservatorio comunale sui passaggi di proprietà delle attività commerciali, che incroci i dati che il Comune già possiede sui subentri anomali; la pubblicazione in formato aperto di quei dati; uno sportello antiusura; un protocollo con la Prefettura per le verifiche sotto soglia; il riuso sociale dei beni confiscati. Il tutto con scadenze precise e una copertura di bilancio da attivare in sede di assestamento. Non chiediamo alla Consulta di indagare — non è il suo compito e nessuno lo pretende. Chiediamo al Comune di organizzare ciò che già sa e di metterlo a disposizione di chi indaga.
Il presidente afferma, giustamente, che «la Consulta non sostituisce le forze dell’ordine». È vero, ed è esattamente il punto: nella nostra proposta la Consulta non sostituisce nessuno, perché il presidio è amministrativo e resta in capo agli uffici comunali. L’obiezione risponde a una richiesta che non abbiamo mai avanzato.
Colpisce piuttosto un’altra ammissione. Il presidente riconosce che la Consulta «fatica a raggiungere il numero legale» per le sedute ordinarie e che non promette «soluzioni immediate». Sono parole sue, e sono la ragione più solida a sostegno della nostra tesi: proprio perché la Consulta è un prezioso organo di partecipazione a base volontaria, non le si possono caricare sulle spalle funzioni di monitoraggio permanente che nessun organismo di quel tipo può reggere. Si affianchino ad essa strumenti amministrativi veri, invece di trasformarla in ciò che, per sua stessa natura, non può essere.
Comprendiamo, del resto, che il presidente di un organo apprezzi la mozione di maggioranza che a quell’organo affida nuove funzioni e nuova centralità. È umano. Ma il merito di una proposta si giudica dai suoi effetti sulla città, non dai riflessi su chi la sostiene.
La legalità è cosa troppo seria per essere discussa su una versione di seconda mano. Il nostro documento è pubblico e protocollato: invitiamo chiunque a leggerlo, per poi giudicare quale strada — quella dei fatti con una data, o quella dei percorsi senza scadenza — protegga davvero i commercianti onesti di Chivasso.
La ringraziamo per l’ospitalità.”