Processo Amianto, Carlo De Benedetti: “Condannato per reati che non ho commesso”

19/07/2016

Carlo De Benedetti, l’”Ingegnere”, proprio non aspettava di essere condannato in primo grado dal tribunale di Ivrea a una pena di 5 anni e 2 mesi di reclusione per omicidio colposo e lesioni colpose per le sospette morti per amianto. Subito dopo la lettura della sentenza da parte del giudice Elena Stoppini, nella mattinata di lunedì 18 luglio, ha espresso ai cronisti tutta la sua amarezza per un provvedimento che ritiene ingiusto. Il magistrato eporediese ha accolto in pieno il castello accusatorio secondo il quale i vertici dell’Olivetti, nel periodo nel quale Carlo De Benedetti era amministratore delegato, non poteva non sapere della presenza del talco contaminato dall’amianto negli stabilimenti di Agliè, Ivrea e Scarmagno. A giudizio dell’accusa che si è basata sulle relazioni dei periti, in almeno dieci casi, esposizione all’amianto avrebbe provocato i decessi per mesotelioma pleurico, un carcinoma che non lascia speranza.

L’ingegnere continua a professarsi innocente. Dopo il deposito delle motivazioni che avrà luogo fra novanta gironi, la battaglia processuale continuerà in Corte d’Appello. “Sono stupito e molto amareggiato per la decisione del Tribunale di Ivrea di accogliere le richieste manifestamente infondate dell’accusa. Sono stato condannato per reati che non ho commesso” ha commentato con amarezza Carlo De Benedetti che, per voce dei suoi legali ha ribadito ancora una volta la sua “totale estraneità ad accuse infamanti e inconsistenti. Attendo di leggere le motivazioni di questa sentenza ingiusta, ma presenterò certamente impugnazione in Appello”.

E ancora: “Sono vicino alle famiglie dei lavoratori coinvolti, ma ribadisco ancora una volta che durante la mia gestione l’Olivetti ha sempre tenuto nella massima considerazione la salute e la sicurezza in ogni luogo di lavoro – ha aggiunto De Benedetti – i servizi interni preposti alla sicurezza e alla salute dei lavoratori e alla manutenzione degli stabili non mi hanno mai segnalato situazioni allarmanti o anche solamente anomale in quanto, come emerso in dibattimento, i ripetuti e costanti monitoraggi ambientali eseguiti in azienda hanno sempre riscontrato valori al di sotto delle soglie previste dalle normative all’epoca vigenti e in linea anche con quelle entrate in vigore successivamente”.

Il pubblico ministero Laura Longo che insieme alla collega Francesca Traverso ha coordinato le indagini, non fa mistero della sua soddisfazione: “Il tribunale ha accolto l’impostazione delle indagini: è stata data giustizia alle vittime e alle famiglie. Qui stiamo parlando di morti che si potevano e dovevano evitare». Si avvicinano ai due milioni di euro, intanto, gli indennizzi a titolo provvisorio che dovranno essere versati dai condannati alle parti civili del processo”. Fine del primo atto.

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