22/07/2015

Cronaca

Pene dimezzate ai due giovani che travolsero e uccisero il piccolo Alessandro Sgrò

Caselle

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Per i giudici della Corte di Appello di Torino, Francesco Grauso e Alessandro Cadeddu, i due valdostani che il 2 dicembre 2011 travolsero una famiglia di Caselle mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali in corso Peschiera a Torino, non erano alla guida sotto l’effetto degli stupefacenti. Una considerazione che ha portato i magistrati a dimezzare le pene inflitte ai due pirati della strada. Nell’incidente stradale perse la vita il piccolo Alessandro Sgrò di soli 7 anni, il padre fu ferito in modo gravissimo e, in modo più lieve la madre.

Dopo l’incidente i due ragazzi, che si erano recati a Torino per acquistare la droga, come hanno dimostrato gl’inquirenti, si sono dileguati senza fermarsi, facendo perdere le loro tracce. Dopo un’intensa attività investigativa durata quasi due mesi, coordinata dal pubblico ministero Gabriella Viglione, i due pirati della strada furono rintracciati ad Aosta.

Nel processo di primo grado Francesco Grauso (29 anni) e Alessandro Cadeddu (35 anni) furono condannati a 11 anni di reclusione, pena lievemente ridotta nel corso del primo processo di Appello. La sentenza fu impugnata dai legali dei due giovani in Cassazione. E è stata proprio quest’ultima a decidere che il processo andava rifatto. Risultato? Venuta meno l’aggravante della guida sotto l’effetto degli stupefacenti, la pena inflitta è stata quasi dimezzata.

La sentenza ha creato stupore e incredulità nella famiglia della piccola vittima e in tutta la comunità di Caselle che in questi anni si è stretta con affetto intorno a Calogero Sgrò, di professione autotrasportatore (che per diverso tempo è stato in coma e ha dovuto subire diversi interventi chirurgici) e della mamma di Alessandro, Simonetta Del Re, biologa.

Senza l’aggravante della guida sotto l’effetto degli stupefacenti, quindi, la pena inflitta a Grauso è passata da 9 anni e 6 mesi a 5 anni e 4 mesi mentre per Cadeddu, che era alla guida dell’auto, è stata ridotta da 10 anni e 8 mesi a 5 anni 9 mesi e 10 giorni.

Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni per capire con certezza quali elementi hanno pesato sull’emissione della sentenza del processo di secondo grado. A giudizio dei difensori di Grauso e Cadeddu (che sono stati affidati a una comunità e si trovano agli arresti domiciliari), il nuovo pronunciamento della Corte potrebbe basarsi su due considerazioni basilari: il fatto che a due mesi di distanza non sarebbe stato facile dimostrare che i due imputati viaggiassero sotto l’effetto degli stupefacenti e il percorso di recupero sociale che hanno compiuto in questi quattro anni.

La nuova sentenza riapre nei famigliari del piccolo Alessandro Sgrò, una ferita morale che non si è mai rimarginata, indipendentemente da tutte le sofferenze fisiche. La testimonianza di quanto i casellesi siano stati vicini alla famiglia Sgrò è dimostrata dal fatto che l’Amministrazione comunale ha intitolato alla memoria della vittima innocente il campo da calcio dove si recava spesso a giocare al pallone. Ma nulla potrà lenire il dolore di una famiglia ormai distrutta.

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