Konecta, accordo su 180 uscite volontarie ma Ivrea e Asti restano fuori dal piano industriale

10/02/2026

Non è più soltanto una vertenza aziendale: il dossier Konecta è diventato un caso territoriale. Lo ha confermato il secondo tavolo convocato ieri, lunedì 8 febbraio, in Regione Piemonte, dove istituzioni, sindacati e azienda sono tornati a confrontarsi su una riorganizzazione destinata a incidere profondamente su Ivrea e Asti.

Un incontro atteso, preparato per settimane e caricato di aspettative proprio nei due territori maggiormente coinvolti, dove la vicenda ha ormai assunto un rilievo sociale, economico e politico. Aspettative che però si sono scontrate con una posizione aziendale rimasta immutata: nessuna marcia indietro sulla chiusura delle sedi di Ivrea e Asti, vero nodo irrisolto della vertenza.

Il tavolo, convocato dalla vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino, ha riunito Unità di crisi regionale, organizzazioni sindacali confederali e della somministrazione, management Konecta, Confindustria Canavese e i sindaci dei territori coinvolti, prendendo atto dell’accordo siglato tra azienda e parti sociali. L’intesa prevede uscite esclusivamente volontarie per un massimo di 180 addetti complessivi sui tre siti piemontesi, evitando licenziamenti collettivi ma confermando l’uscita di Ivrea e Asti dal perimetro produttivo.

Nel corso dell’incontro Konecta ha ribadito le motivazioni industriali dell’accorpamento: concentrare investimenti e innovazione nel polo torinese, destinato a diventare hub digitale in grado – nelle intenzioni – di sostenere la trasformazione del business CRM-BPO, segnato da un calo dei volumi soprattutto nel back office e nel documentale.

Netta la posizione delle organizzazioni sindacali, che pur rivendicando di aver evitato esuberi forzati, restano contrarie alla dismissione delle sedi. Confermata la prosecuzione del confronto e la sottoscrizione di un protocollo che istituisce un tavolo permanente e apre alla prospettiva di futuri investimenti sul territorio.

La Regione ha ribadito la disponibilità ad attivare strumenti di accompagnamento: Academy Piemonte per percorsi di upskilling e reskilling, politiche attive del lavoro e misure di conciliazione.

Ma mentre si pianifica il “dopo”, resta l’impatto immediato su centinaia di lavoratori tra Ivrea e Asti: trasferimenti su Torino, costi, tempi di viaggio e turnazioni che rendono sottile il confine tra volontarietà e uscita indotta.

Il tavolo certifica così una doppia verità: da un lato l’impegno istituzionale nella gestione sociale della crisi, dall’altro la conferma di una strategia industriale che non cambia. Una vertenza che interroga non solo il futuro occupazionale, ma il rapporto stesso tra territori e multinazionali. (immagine di repertorio).

f.s.

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