IL PUNTO: Senza un piano strategico sull’economia l’Italia è condannata alla decrescita

10/09/2015

Mentre nel mondo gli equilibri sottostanti gli scambi commerciali, mutano continuamente adeguandosi al cambiamento tecnico, nel nostro paese nulla pare mutare veramente. I prodotti che consumiamo, ma soprattutto i servizi, sono prodotti e serviti da società che utilizzano tecnologia tedesca, koreana, americana o cinese. Volendo fare un paragone provocatorio, e come se ci presentassimo ad una fiera internazionale della comunicazione proponendoci con un telefono della SIP a gettoni.

Nel giro di 15 anni l’economia Italiana ha perso attrattività. A conferma delle affermazioni pocanzi descritte, è sufficiente leggere la cronaca circa gli andamenti occupazionali nazionali. 14 % di disoccupazione nazionale con punte del 42% per quella giovanile. Il lavoro è diventato merce rara. Tuttavia le aziende nostrane, vero e proprio substrato economico, si trovano oggi ad non essere più strutturalmente competitive. Tanto che i fallimenti continuano di pari passo con le delocalizzazioni di sopravvivenza. La riflessione parte dal fatto che, mentre le aziende si sono ristrutturare là dove possibile con riduzioni di organico e tagli ossessivi dei costi, lo stato non accenna a ristrutturazioni concrete.

Ogni taglio alla spesa pubblica, necessario a rendere il sistema economico sostenibile, è bocciato con giustificazioni politiche opportunistiche. Il carico fiscale sul lavoro, sul reddito ed ora sul patrimonio ci rende certamente non competitivi. Il costo dell’energia elettrica è mediamente più caro del 30 %. La burocrazia italiana ha giorni di risposta medi europei doppi. Dalla crisi del 2008 le borse dei paesi occidentali si sono lentamente riprese mentre la nostra ristagna inesorabilmente. Credere che attenda gli eventi supinamente si possa far risorgere il sole dell’economia, non è più pensabile. Il popolo manifatturiero della sub fornitura non riceve ordini da anni.

Ad oggi l’export continua ad essere l’ancora di salvezza di un paese che non vuole proprio maturare culturalmente, incapace di accordi politici economici seri e di lungo periodo. Siamo condannati ad una decrescita da deresponsabilizzazione tecnica. Tutti sanno le cose da fare, ma nessuno le fa ! ci stiamo spegnendo da eccesso di particolarismo individuale.

(rfz)

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