11/09/2015

Economia

Gl’industriali: “Dateci un Paese normale e vedrete cosa sapremo fare”

Caselle

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“Dateci un Paese normale e vi faremo vedere che cosa sappiamo fare”. La citazione racchiude in se tutta la filosofia che caratterizza le intenzioni delle grandi aziende associate all’Unione industriale di Torino: un Paese normale che tenga conto dellle problematiche che affliggono il sistema produttivo italiano e piemontese e quello dell’economia in generale.E’ solo con l’attuazione di un piano strategico di sviluppo a lungo termine che il comparto manifatturiero sarà in grado di dimostrare di poter essere altamente competitivo, creare sviluppo e, di conseguenza, nuovi posti di lavoro. Venerdì 11 settembre, presso la stabilimento Alenia Aermacchi di Caselle, ha avuto luogo l’assemblea dell’Unione Industriale di Torino presieduta da Licia Mattioli.

IL RITORNO DELLA PRODUZIONE IN ITALIA

“Reshoring: il ritorno della produzione in Italia” è il tema sul quale si sono confrontati ilustri relatori. L’obiettivo dell’Unione Industriale, che rappresenta le maggiori aziende piemontesi, è stato quello di fare il punto dell’attuale situazione e creare un’occasione di concreto confronto tra il mondo imprenditoriale e lquello della politica. Quella politica che è chiamata ad assumere decisioni decisive per la ripresa del complesso ed esausto tessuto imprenditoriale.

La presidente Licia Mattioli, nel corso del suo articolato intervento, ha sottolineato come la scelta di indire l’assemblea nello stabilimento Alenia Aermacchi non è certo stata casuale. “Siamo in una fabbrica, dove ci sono competenze di punta ed intelligenza diffusa – ha detto -: così nascono i prodotti dell’eccellenza italiana nel mondo. Quelli che avete avuto modo di vedere entrando sulla pista sono veri e propri gioielli ad altissima tecnologia”. Il numerossimo e attento uditorio, costituito da imprenditori di grande livello e competenza, ha mostrato di apprezzare gli intenti programmatici che l’organo di rappresentanza intende sottoporre all’attenzione delle istituzioni.

“Sono ben consapevole che vi sarebbero molte buone ragioni per essere prudente ed attenermi a un pacato esercizio di navigazione sottocosta – ha continuato la presidente -. Ma non è nel mio carattere. Chi fa impresa deve saper essere ottimista e saper intercettare i segnali di cambiamento. Ebbene, ritengo che nel nostro Paese questi segnali ci siano”.

UN CAMBIAMENTO CONCRETO

E il riferimento concreto è andato al turismo, ai consumi, al mercato immobiliare: tutti settori che, a giudizio di Licia Mattioli dimostrano che qualosa è cambiato in meglio. Non bisogna però dimenticare che il traino della ripresa, quella vera, quella capace di rimettere sui giusti binari l’economia del Paese, è l’industria. L’indagine previsionale relativa al quarto trimestre del 2015, compiuta dall’Ufficio Studi dell’Unione Industriale di Torino, non lascia adito a dubbi e conferma un andamento positivo dell’economia locale con un miglioramento dell’occupazione, delle commesse e, sopratutto degli investimenti.

Che l’Italia stia cambiando, ha sostenuto la presidente dell’Unione Industriale di Torino, è un dato di fatto. “La politica è tornata ad essere protagonista realizzando importanti riforme che hanno dato una scossa nel segno della modernizzazione”. E qui arriva un chiaro segnale di ottimismo, inusuale in una categoria, come quella degli imprenditori che, per decennia ha nutrito, a causa della mancanza di vere riforme strutturali, una visione negativa del futuro dell’Industria in Italia.

In sintesi: dopo anni di immobilismo le anomalie stanno lentamente rientrando e dopo anni di crisi durissima anche l’economia è in ripresa. Quella che potrebbe sembrare un’elegia all’indirizzo del mondo politico e all’azione del governo, si traduce invece in una forografia realistica dei piccolo ma importanti cambiamenti che fanno ben sperare per una futura ripresa.

IL FUTURO E’ NELLE FABBRICHE

Una cosa appare indubbia: il motore dello sviluppo sono la produzione e le fabbriche. E in questo contesto il riferimento alla ripresa dello stabilimento Fca di Mirafiori, non è casuale: non solo contribuisce a fornire un’immagine positiva di Torino, la città in cui è nata, già alla fine dell’Ottocento, l’industria moderna ma dimostra Torino sta tornano ad assumere il controllo del suo percorso di trasformazione, recuperando alla dimensione produttiva il più grande impianto industriale italiano.

Per questa ragione, ha sottolineato Licia Mattioli in conclusione del suo intervento, che è stato scelto il reshoring come tema dell’assemblea, sulla scorta della convinzione “che in nostro Paese stia tornando normale e l’economia stia partendo”. Il prossimo passo che gl’impreditori devono compiere è quello di intercettare parte dei flussi delle aziende che tornano ad investire in Europa. E Torino ha tutte le carte in regola per giocare fino in fondo questa difficile partita. “Abbiamo ripreso il cammino. Ora dobbiamo correre”.

I PARTECIPANTI

All’assemblea hanno preso parte Domenico Braccialarghe, responsabile delle Risorse Umane e Organizzazione di Finmeccanica Spa, il sindaco di Torino Piero Fassino, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, Alfredo Altavilla, Ceo Emea Region Fca Italy Spa, Alessandro Comitto, Senior Technology Executive-Imperial Innovation Ltd, Stefano Dolcetta, Amministratore delegato Fiamm Spa, Vito Gulli, Ceo Generale Consetve Spa (Asdomar, De Rica, Manzotin), Carlo Mazzi, presidente Prada Spa, Cristina Scocchia, amministratore delegato L’Oreal Italia Spa, Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria Italia ed Enrico Morando, viceministro dell’Economia e delle Finanze. A condurre la tavola rotonda è stato Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera.

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