Cuorgnè, il ministro Zangrillo: “Più personale nei Comuni”. Rosso: “Si torna alle Province”

30/01/2023

“Ritorneremo alle Province, così com’erano prima della riforma Delrio. Abbiamo già presentato una proposta di legge in tal senso e visto che altre quattro iniziative analoghe sono state preparate da altri partiti, sono fiducioso sul fatto che si possa trovare una larga intesa su questo provvedimento di modo che entro l’anno possa essere approvato”. La notizia è stata annunciata dal senatore Roberto Rosso di Forza Italia in apertura del convegno sulla pubblica amministrazione che si è tenuto a Cuorgnè, nell’ex-chiesa della Trinità, venerdì scorso 27 gennaio. Un evento organizzato dal consigliere regionale di Forza Italia Mauro Fava, dopo due settimane dall’appuntamento con il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il convegno che ha visto come protagonista principale proprio il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo.

E se il ritorno alle Province così come le conoscevamo, con i consiglieri eletti direttamente dai cittadini, veniva salutato dalla sala, gremita di sindaci e amministratori canavesani, in maniera positiva, lo è stata di più la seconda proposta annunciata sempre dal senatore Rosso: “Entro il 2023 vogliamo togliere il limite del terzo mandato per i sindaci dei Comuni al di sotto dei 3mila abitanti – ha annunciato – E’ una norma che non ha alcun senso, anche perché non si capisce per quale motivo una persona apprezzata dai propri concittadini non possa continuare ad amministrare il proprio paese, tenendo conto del fatto che in questo periodo è sempre più difficile trovare persone desiderose di impegnarsi e di accollarsi tutti gli oneri derivanti dal ruolo di primo cittadino”.

Agli amministratori locali si è rivolto direttamente il ministro Zangrillo, assicurando il massimo impegno del Governo per sostenerne l’attività, a cominciare dallo stanziamento di risorse per rimpolpare la pianta organica dei piccoli Comuni. L’impegno più grande per il ministro, però, sarà far fronte agli obblighi derivanti dal PNRR, che assegna all’Italia ben 1,2 miliardi di euro per la riforma della Pubblica amministrazione, da investire entro giugno 2026.

“E’ una grande sfida, non solo per quanto concerne il mio settore, ma per tutti gli ambiti toccati dal piano nazionale di ripresa e resilienza – ha spiegato –. Se pensiamo che abbiamo 200 miliardi di euro da investire entro i prossimi tre anni, ma che normalmente un progetto da 100 milioni in Italia impiega 16 anni per essere attuato, possiamo avere un’idea del compito che ci attende nei mesi a venire. Per quanto riguarda la Pubblica amministrazione, dovremo intervenire su quattro assi principali: le competenze, la semplificazione, la digitalizzazione e la formazione. In particolare, a livello di trasformazione digitale stiamo arrancando ed occorre un cambio di passo, sia a livello di servizi offerti che di infrastruttura. Ma non è un’opzione, è una necessità per portarci al passo con i Paesi più avanzati. Ed accanto alla digitalizzazione, dobbiamo investire nella semplificazione delle norme burocratiche, che sono quelle che rallentano ogni attività in Italia, dalle più semplici ai progetti complessi: abbiamo in programma di semplificare 600 procedure burocratiche, in un percorso per tappe e settori di attività che abbiamo intitolato ‘Facciamo semplice l’Italia’. Il primo pacchetto da 40 semplificazioni sarà avviato entro la fine di febbraio”.

All’intervento del ministro Zangrillo hanno fatto seguito quelli di una serie di sindaci, che hanno avanzato le loro richieste per una modifica delle norme che regolano allo stato attuale l’amministrazione degli enti locali. “Incontri come questi sono utili proprio per questa ragione – ha chiosato alla fine il senatore Zangrillo –. Le istanze che provengono dal territorio sono fondamentali per capire quali correttivi dobbiamo attuare per perfezionare il funzionamento della macchina amministrativa. Per me è un’esigenza stare sul territorio e avere contatto e conoscenza dei problemi locali: solo così io intendo interpretare il mio ruolo, non certo rimanendo chiuso tra le quattro pareti del mio ufficio a Roma”.

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