
Economia: il Canavese perde imprese, ma non ha perso il futuro: la sfida è governare la trasformazione
Non c’è un crollo improvviso, né una crisi capace di fare rumore. C’è qualcosa di più sottile e, forse proprio per questo, più insidioso: anno dopo anno il Canavese continua a vedere ridursi il numero delle proprie imprese. Una lenta erosione che in dieci anni ha cancellato quasi duemila attività economiche e che continua a interrogare il territorio sul suo futuro.
A fotografare la situazione è l’Osservatorio sull’economia del Canavese, realizzato da Confindustria Canavese e Camera di commercio di Torino e presentato a Ivrea. Un’analisi che prende in esame i 158 Comuni canavesani, un’area vasta che copre oltre il 42% della superficie della Città metropolitana di Torino e ospita più di 362 mila residenti.
A fine 2025 le imprese registrate erano 32.294, in calo dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Se lo sguardo si allarga all’ultimo decennio, la flessione sale al 5,8%, pari a circa duemila attività in meno. Una tendenza che non si è arrestata nemmeno nei primi mesi del 2026, quando il numero delle imprese è ulteriormente sceso a quota 32.134, il dato più basso degli ultimi dieci anni.
Il saldo tra aperture e chiusure resta negativo. Nel 2025 sono nate 1.697 nuove imprese, mentre quelle cessate sono state 1.765. Il passivo di 68 unità è tra i meno pesanti dell’ultimo decennio, ma conferma una dinamica che continua a muoversi in territorio negativo.
Il quadro demografico contribuisce a spiegare alcune delle difficoltà. Su 158 Comuni, ben 144 contano meno di cinquemila abitanti e 76 non raggiungono il migliaio di residenti. Una rete di piccoli centri chiamati a mantenere servizi e competitività in un contesto sempre più complesso.
Eppure il peso economico del Canavese resta significativo. Le imprese rappresentano il 14,6% del totale della Città metropolitana di Torino. Considerando sedi secondarie, stabilimenti e unità locali, le presenze economiche salgono a oltre 40 mila, con quasi 121 mila addetti.
A cambiare è soprattutto la struttura del sistema produttivo. Le microimprese rimangono predominanti, ma diminuiscono rispetto al passato, mentre cresce il peso delle aziende più strutturate. Le società di capitale, pur rappresentando appena il 16% del totale, concentrano oltre il 60% degli occupati.
Il commercio resta il settore più diffuso, seguito dai servizi alle imprese e dalle costruzioni, ma è la manifattura a mantenere il ruolo centrale nell’occupazione, garantendo lavoro a circa un terzo degli addetti complessivi. Un dato che conferma come il Canavese continui a conservare una forte identità industriale.
Nel 2025 hanno registrato una contrazione agricoltura, costruzioni, industria e commercio. In crescita, invece, le attività professionali e scientifiche, i servizi alle imprese, il comparto immobiliare e quello dell’accoglienza e della ristorazione. Anche l’artigianato, che conta oltre 10.600 imprese, continua a soffrire, con un saldo negativo tra aperture e chiusure.
Lo scenario internazionale, segnato da conflitti, instabilità dei mercati e aumento dei costi, induce prudenza. Produzione e ordini tengono, ma export e redditività continuano a rappresentare elementi di debolezza. Nonostante questo, oltre due terzi delle aziende chiudono la gestione ordinaria in utile e gli investimenti mostrano segnali di tenuta.
Ma è nelle specializzazioni che emergono gli aspetti più interessanti. La filiera della salute e delle scienze della vita conta 729 attività e oltre 6.200 addetti, con un peso superiore alla media metropolitana. Ancora più significativa la presenza dei settori ad alta tecnologia. Colleretto Giacosa spicca con il 61,1% degli occupati impiegati in comparti tecnologicamente avanzati, grazie alla presenza del Bioindustry Park. Seguono San Maurizio Canavese, Bollengo, Mercenasco, Strambino, Ivrea, Lessolo e Volpiano.
«In un contesto complesso e in continuo cambiamento poter disporre di dati puntuali e condivisi è fondamentale per comprendere le dinamiche in atto e orientare le scelte di imprese e istituzioni», sottolinea il presidente di Confindustria Canavese, Paolo Conta.
Per il presidente della Camera di commercio di Torino, Massimiliano Cipolletta, il Canavese continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia torinese: «Con oltre 32 mila imprese il territorio esprime ancora una forte capacità produttiva e occupazionale, con l’industria che continua a svolgere un ruolo centrale».
Il quadro che emerge dall’Osservatorio è dunque più complesso di una semplice lettura in chiave negativa. Il Canavese perde imprese e i settori tradizionali arretrano, ma allo stesso tempo rafforza alcune eccellenze, sviluppa comparti innovativi e continua a esprimere una forte vocazione industriale.
La vera sfida non è soltanto arrestare il declino numerico delle attività economiche. È capire se questa trasformazione riuscirà a diventare un progetto di sviluppo e non una semplice conseguenza dei cambiamenti in atto. Perché i numeri aiutano a comprendere il presente, ma saranno le scelte di politica industriale, la capacità delle istituzioni e la visione delle imprese a determinare il futuro del Canavese.