
Cassa integrazione in crescita, Alberto Avetta (Pd) lancia l’allarme: “Il Piemonte deve preoccuparsi”
Il Piemonte torna a fare i conti con segnali che riportano alla memoria le stagioni più difficili dell’industria regionale. L’aumento del ricorso alla cassa integrazione, che nel 2025 ha superato i 62 milioni di ore complessive, riaccende il dibattito sullo stato di salute del sistema produttivo e sulle prospettive di territori come il Canavese, dove la manifattura continua a rappresentare un pilastro economico fondamentale. Il tema è tornato al centro del confronto politico grazie a un’interrogazione presentata in Consiglio regionale dal consigliere del Partito Democratico Alberto Avetta.
I dati raccontano un quadro in peggioramento. Nel 2025 in Piemonte sono state richieste oltre 60,8 milioni di ore di cassa integrazione, alle quali si aggiungono più di 2 milioni di ore dei fondi di solidarietà gestiti dall’Inps. Il totale supera così quota 62 milioni, con una crescita del 19,8% rispetto al periodo precedente. Torino si conferma la provincia con il maggior ricorso agli ammortizzatori sociali in Italia, con oltre 39 milioni di ore autorizzate, mentre anche il Canavese registra un aumento delle difficoltà nel settore manifatturiero.
A preoccupare non sono soltanto le grandi vertenze industriali, ma anche il tessuto delle piccole e medie imprese. Il rallentamento coinvolge aziende dell’indotto, officine specializzate e fornitori legati alle grandi produzioni industriali. Nella sua interrogazione, Avetta parla apertamente di una “debolezza strutturale”, sottolineando come non si tratti più di una fase temporanea ma di un fenomeno più profondo che investe l’intero sistema produttivo piemontese.
Secondo l’ultima indagine congiunturale di Confindustria Canavese, oltre il 20% delle imprese del territorio nel 2025 ha fatto ricorso alla cassa integrazione. Un dato significativo per un’area che negli ultimi decenni ha già affrontato profonde trasformazioni industriali e che continua a basare una parte importante della propria economia sulla manifattura. Gli imprenditori segnalano un rallentamento degli ordini e margini sempre più ridotti, anche a causa dei costi energetici.
Il quadro locale si inserisce in una situazione nazionale altrettanto complessa. Secondo i dati INPS, nel 2025 in Italia le ore autorizzate di cassa integrazione hanno superato i 599 milioni, con un aumento del 10,4%. Tra i comparti maggiormente colpiti figurano automotive, metalmeccanica, componentistica e logistica: settori che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo piemontese.
Sul piano politico, Avetta ha criticato la risposta ricevuta in Aula dalla Giunta regionale: «La straordinarietà della situazione avrebbe meritato risposte non scontate. Avevo posto una domanda precisa: la crescita del ricorso alla cassa integrazione preoccupa la Giunta Cirio? La non risposta data in Aula è comunque una risposta». Una posizione che riapre il confronto sulle politiche industriali regionali e sugli strumenti necessari per sostenere imprese e lavoratori in una fase che continua a presentare forti elementi di incertezza.
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