
In 1.500 al lavoro per l’acquedotto del Canavese. È la prima grande opera dal dopoguerra ad oggi
In 1.500 al lavoro per l’acquedotto del Canavese. È la prima grande opera dal dopoguerra ad oggi
Nelle ultime settimane, quasi in sordina e senza arrecare alcun disagio alla viabilità, sono stati avviati i cantieri del più grande progetto infrastrutturale del Dopoguerra: l’ambizioso acquedotto del Canavese. Quello che sorprende ancor di più è l’inaspettato anticipo di ben cinque mesi rispetto ai tempi previsti. L’importante iniziativa coinvolgerà ben 50 Comuni, garantendo servizi a oltre 180mila famiglie e si svilupperà su una lunghezza di 150 chilometri.
Il cuore del progetto prevede la realizzazione di un impianto di potabilizzazione a basso impatto ambientale, collocato strategicamente a Locana. Attualmente, sono impiegati nei lavori circa 1.500 professionisti, tra operai, tecnici, geometri, dirigenti e progettisti. Il nuovo acquedotto attingerà alle limpide acque dei torrenti altocanavesani, comunemente identificato come “della Valle Orco”, trasformando questa risorsa in un flusso di finanziamenti che supera i 250 milioni di euro, parzialmente provenienti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Il presidente di Smat, Paolo Romano, figura chiave dietro a questa iniziativa, ha sottolineato l’importanza di un’infrastruttura che utilizzerà le acque degli invasi del Gran Paradiso a fini idropotabili. Il progetto è stato concepito in modo da essere compatibile anche con la produzione di energia e, in caso di necessità, per soddisfare il fabbisogno idrico degli agricoltori durante periodi di siccità.
Dal punto di vista tecnico, l’impianto di potabilizzazione sarà situato a Locana, nella frazione Praie, su un’area di quasi 3 ettari. Romano ha dichiarato che l’acqua di alta montagna sarà distribuita direttamente a 43 Comuni, un numero destinato a salire a 50 una volta che il progetto sarà a regime.
I lavori sono stati suddivisi in tre lotti distinti: il primo riguarda la costruzione del potabilizzatore con una capacità di 800 litri al secondo, mentre il secondo e il terzo si concentrano sulla realizzazione di condotte di grande adduzione, estendendosi rispettivamente per 55 e 74 chilometri.
Per chiunque abbia percorso le principali arterie di comunicazione, sarà impossibile non notare i giganteschi depositi e le aree tecniche lungo il percorso, testimonianza del fervore dei lavori in corso. Il termine previsto per la conclusione di quest’opera mastodontica è fissato entro novembre 2025, con un costo totale stimato di 254,5 milioni di euro. I finanziamenti provengono principalmente dal PNRR, con il ministero delle Infrastrutture che contribuirà con 93 milioni e il ministero dell’Economia e delle Finanze con ulteriori 36 milioni, nell’ambito del “Fondo per l’avvio delle opere indifferibili”.
Il gruppo Smat, che attualmente serve 291 Comuni della provincia di Torino, estenderà il suo raggio d’azione per apportare miglioramenti significativi all’approvvigionamento idrico nell’area del Canavese. L’infrastruttura rappresenta una soluzione tecnica efficace per affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici su vasta scala e garantire un adeguato approvvigionamento d’acqua di alta qualità anche durante periodi di siccità. La presentazione ufficiale del progetto è avvenuta in una serata organizzata dal Rotary a Cuorgnè, con la partecipazione dell’amministratore delegato della Smat, Armando Quazzo.
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