
Torinese, vendemmia 2026, produzione in calo del 20%: in Canavese perdite fino al 50% per la Popillia Japonica
La qualità promette bene, ma la quantità preoccupa. Con la raccolta delle prime uve bianche destinate alla spumantizzazione prende il via la vendemmia 2026 nel Torinese, mentre per le uve rosse bisognerà attendere intorno alla metà di settembre. Le prime stime indicano però un calo medio della produzione di circa il 20%, con situazioni decisamente più pesanti in alcune aree del Canavese, dove gli attacchi della Popillia japonica avrebbero determinato perdite fino al 50%.
Secondo Coldiretti Torino, il valore economico complessivamente perso dal comparto potrebbe aggirarsi intorno ai 2 milioni di euro. «È stata un’annata davvero difficile – osserva il presidente Bruno Mecca Cici –. Se la qualità delle uve sembra soddisfacente, lasciando presagire un’ottima annata, è la quantità che preoccupa».
A incidere sulla produzione sono state soprattutto siccità e temperature elevate. Già nei mesi di maggio e giugno le viti avrebbero ridotto il proprio metabolismo, producendo acini più piccoli e grappoli meno compatti. Sono inoltre mancate le normali precipitazioni di giugno e, tra luglio e la prima metà di agosto, quei temporali moderati che solitamente garantiscono un apporto idrico importante per lo sviluppo delle piante.
In Canavese si è aggiunto il problema della Popillia japonica, coleottero che, favorito dal caldo anomalo, si sarebbe sviluppato prima del consueto attaccando le foglie ancora tenere e indebolendo le viti durante una fase delicata della crescita.
Per Coldiretti, la stagione conferma la necessità di adeguare la viticoltura agli effetti del cambiamento climatico. L’organizzazione agricola chiede una revisione dei disciplinari delle Doc e Docg, maggiori infrastrutture per l’approvvigionamento idrico, a partire dai piccoli invasi, interventi a sostegno della viticoltura di montagna e maggiori investimenti nella ricerca contro nuovi funghi e insetti.
Al quadro climatico si aggiungono, secondo Coldiretti, l’aumento dei costi di produzione, le difficoltà sui mercati internazionali e le incertezze legate alle esportazioni.
In provincia di Torino operano 752 produttori vitivinicoli, con oltre 800 ettari di vigneti. Nonostante il calo previsto per quest’anno, la produzione dovrebbe attestarsi intorno ai 65 mila quintali di uva, con una resa finale stimata in oltre 5 milioni e mezzo di bottiglie.
Una vendemmia, dunque, che si annuncia di buona qualità ma con volumi sensibilmente inferiori, soprattutto nelle zone del Canavese maggiormente colpite dagli insetti e dalla siccità.