09/08/2019

Cronaca

Frana di Quincinetto: il Consiglio dei ministri respinge la richiesta dello stato di emergenza

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Niente stato di emergenza per la frana di Quincinetto che dal 2012 incombe sulla borgata Chiapetti e sulla vicina autostrada A5 Torino-Monte Bianco. La presidenza del Consiglio dei ministri non ha deliberato sulla richiesta di concessione dello stato di emergenza che avrebbe velocizzato i lavori necessari per mettere in sicurezza il territorio. In sostanza il capo del dipartimento di protezione civile spiega che la frana non è frutto di un evento improvviso ma è nota da tempo ed è soggetta a un’accurata attività di monitoraggio con l’applicazione di una rete di sensori. Di fatto, dovranno essere le istituzioni locali a riprendersi in mano la patata bollente e che dovranno preoccuparsi di risolvere il problema senza il supporto di misure tecniche ed economiche straordinarie. Di fatto il 3 settembre verrà convocato un tavolo di lavoro sui interventi programmati e al quale prenderanno parte le regioni Piemonte e Valle d’Aosta, le società autostradali concessionarie e i ministeri dei trasporti e dell’ambiente.

L’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi spiega che “la legge introdotta alcuni anni fa ha modificato i criteri per assegnare a una calamità naturale lo stato di emergenza che non viene riconosciuto per situazioni previste o prevedibili”. Le norme sono ispirate a un livello di trasparenza degli appalti: per questo le attività di monitoraggio saranno seguite non più dai tecnici del comune di Quincinetto dall’Università di Firenze che è centro di riferimento per la protezione civile nazionale. Morale? Marco Gabusi spiega che il mancato accoglimento della richiesta dello stato di emergenza penalizza la rapidità dell’intervento di prevenzione perchè prevede procedure più snelle ma non avrebbe comportato stanziamenti maggiori.

A questo punto si darà corso al progetto che prevede la costruzione di un muro paramassi in grado di fermare lo smottamento: per finanziare l’opera sono stati stanziati 4 milioni del governo, 9 dalla regione Piemonte e 9 messi sul tavolo della società autostradale. Ma la soluzione del problema, dopo il diniego, appare decisamente più lontana.

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