
FAVRIA – Il 4 Novembre nel segno della memoria: dagli Alpini un forte appello alla pace nel mondo
Memoria dei Caduti, riconoscenza verso le Forze Armate e soprattutto un richiamo alla pace come responsabilità quotidiana. Sono stati questi i temi centrali della commemorazione del 4 Novembre a Favria, raccontata dall’ex sindaco Giorgio Cortese, che ha affidato alla ricorrenza una riflessione sul significato della storia in un presente ancora segnato da guerre e conflitti.
La comunità si è ritrovata nella serata di martedì 3 novembre davanti al Monumento degli Alpini e alla Lapide dedicata ai Caduti della Grande Guerra. Alla cerimonia erano presenti il sindaco Vittorio Bellone, il vicesindaco Valente, il comandante della Polizia Municipale Ivan Ravalli, rappresentanti delle Forze Armate, delle associazioni e cittadini.
Dopo l’alzabandiera e l’esecuzione dell’Inno nazionale, il pensiero è andato agli uomini che non fecero ritorno dai fronti e alle famiglie segnate dalle due guerre mondiali. Una memoria che, secondo Cortese, non può però limitarsi alla deposizione di una corona o a un minuto di silenzio, ma deve trasformarsi in una responsabilità verso il presente.
Il richiamo assume un significato ancora più forte mentre nuovi conflitti continuano a provocare vittime tra le popolazioni civili. Da qui l’interrogativo posto dall’ex sindaco: la lezione della storia è stata realmente compresa? Ricordare quanti morirono sui campi di battaglia significa anche impegnarsi perché altre generazioni non siano costrette a pagare lo stesso prezzo.
Durante la commemorazione è stato richiamato anche il messaggio del presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero, con l’invito a custodire e trasmettere l’eredità dei “veci” e i valori che accompagnano da oltre un secolo la storia dell’Ana: senso del dovere, solidarietà, altruismo, generosità e servizio alle comunità.
Un’attenzione particolare è stata dedicata proprio alle nuove generazioni, alle quali trasmettere principi che non rimangano soltanto dichiarazioni formali. Il volontariato, l’intervento nelle emergenze e nelle calamità e l’assistenza alle persone in difficoltà rappresentano ancora oggi, secondo la riflessione emersa a Favria, il modo più concreto attraverso il quale gli Alpini mantengono vivo quel patrimonio.
Cortese ha collegato il tema della memoria anche a quello della convivenza civile. La libertà di manifestare il proprio pensiero resta un principio fondamentale della democrazia, ma deve accompagnarsi alla responsabilità e al rispetto degli altri e dei beni comuni: protesta e dissenso non possono trasformarsi in violenza o vandalismo.
Il 4 Novembre diventa così qualcosa di più di una ricorrenza istituzionale. Davanti ai nomi incisi sulle lapidi non ci sono soltanto date, ma vite interrotte, famiglie private dei propri affetti e generazioni alle quali la guerra ha sottratto il futuro.
Ed è proprio questo, nel resoconto di Giorgio Cortese, il significato più profondo della commemorazione di Favria: onorare i Caduti non significa esaltare la guerra, ma lavorare perché non debba più ripetersi. Perché la pace non può essere ricordata soltanto durante una cerimonia: deve essere costruita, giorno dopo giorno.