Da Chivasso parte la mobilitazione contro la riforma della caccia: «Scelta scellerata. Non sparate al futuro»

09/06/2026

Un appello forte, rivolto ai cittadini, ai sindaci, alle associazioni e ai parlamentari. Un invito a mobilitarsi prima che sia troppo tardi. Dalla sala consiliare del Comune di Chivasso, dove lunedì 8 giugno si è svolto l’incontro pubblico “Non sparate al futuro”, è partita una presa di posizione netta contro la proposta di riforma della legge nazionale sulla caccia, attualmente all’esame del Senato e destinata successivamente ad approdare alla Camera dei Deputati.

L’iniziativa, promossa dalla lista civica Noi per Chivasso e dal Movimento 5 Stelle, ha riunito amministratori, esponenti del mondo ambientalista, tecnici ed esponenti politici accomunati dalla preoccupazione per quelle che vengono considerate possibili conseguenze negative del provvedimento sulla tutela della fauna selvatica e della biodiversità.

Ad aprire l’incontro sono stati il capogruppo di Noi per Chivasso Adriano Pasteris e l’assessore all’Ambiente Fabrizio Debernardi. Tra i relatori sono intervenuti il vicepresidente della Camera ed ex ministro dell’Ecologia Sergio Costa, l’assessore alla Cultura, Istruzione, Sport e Legalità Gianluca Vitale, la senatrice del Movimento 5 Stelle Elisa Pirro, la consigliera regionale pentastellata Sarah Disabato, il presidente della Consulta per la Legalità del Comune di Chivasso Vincenzo Ferrantello, il segretario generale della Federazione Nazionale Pro Natura Torino APS Piero Beletti e Silvana Gelatti del circolo Legambiente Il Girasole di Settimo Torinese.

Al centro del dibattito le modifiche che la proposta di legge introdurrebbe nell’attuale normativa venatoria. Secondo i partecipanti, il testo potrebbe determinare un significativo allentamento delle tutele costruite negli anni a protezione della fauna selvatica. Tra i punti più contestati figurano l’ampliamento delle aree interessate dall’attività venatoria, l’estensione dei periodi di caccia per alcune specie, un più ampio ricorso agli abbattimenti in deroga e un ridimensionamento del ruolo degli organismi tecnico-scientifici chiamati a esprimere pareri sulla conservazione della fauna.

Per i promotori dell’iniziativa si tratta di una prospettiva particolarmente preoccupante in un momento storico in cui gli ecosistemi sono già messi sotto pressione dai cambiamenti climatici, dal consumo di suolo e dalla progressiva perdita di habitat naturali.

Nel corso della serata è anche intervenuto in videocollegamento da Roma il vicepresidente della Camera ed ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha espresso forte preoccupazione per le possibili ricadute della riforma: «La proposta di legge sulla caccia che la maggioranza sta portando avanti rappresenta un colpo durissimo alla tutela della natura, della sicurezza pubblica e del buon senso ha dichiarato -È una norma che spalanca la porta al bracconaggio, indebolisce ogni presidio di protezione della fauna e trasforma i nostri boschi, le nostre coste e perfino le aree naturali protette in potenziali campi di tiro. Consentire l’uso di visori notturni, ampliare le deroghe, ridurre i controlli sui richiami vivi e perfino ipotizzare la presenza di armi sulle spiagge significa ignorare completamente i pareri scientifici, la normativa europea e l’articolo 9 della Costituzione, che tutela l’ambiente come principio fondamentale della Repubblica.

Questa riforma non solo mette a rischio specie protette come lo stambecco o lo sciacallo dorato, ma espone cittadini, escursionisti e famiglie a pericoli inaccettabili. È un arretramento civile e ambientale che non possiamo permettere. Chiedo con forza il ritiro di questi emendamenti e l’apertura di un confronto serio, basato sulla scienza e sulla tutela della biodiversità. Non possiamo sparare al futuro.»

«Difendere la biodiversità non è una battaglia ideologica ma una responsabilità verso le future generazioni» ha affermato Gianluca Vitale. «Questa proposta di legge rischia di indebolire tutele costruite in decenni di lavoro e sensibilità ambientale».

Molto critica anche la posizione espressa dalla consigliera regionale Sarah Disabato. «Questa riforma rappresenta un passo indietro sul fronte della tutela ambientale. Le istituzioni devono ascoltare il mondo scientifico, le associazioni ambientaliste e i cittadini che chiedono più protezione per la biodiversità, non meno».

Sulla stessa linea la senatrice Elisa Pirro, che ha assicurato il massimo impegno in Parlamento. «La fauna selvatica è un patrimonio di tutti e non può essere considerata una risorsa da sfruttare o un ostacolo da eliminare. Ci opporremo a norme che rischiano di compromettere gli equilibri degli ecosistemi e la conservazione delle specie».

Particolarmente apprezzato anche l’intervento di Silvana Gelatti, che ha richiamato l’attenzione sul progressivo impoverimento della biodiversità e sulla necessità di rafforzare, anziché indebolire, gli strumenti di tutela ambientale. Un tema che ha trovato piena sintonia con le analisi di Pro Natura e delle altre associazioni presenti.

Nel dibattito è emerso inoltre un aspetto politico non secondario. Se da un lato il numero dei cacciatori è oggi notevolmente inferiore rispetto a quello registrato alcuni decenni fa, dall’altro il mondo venatorio continua a rappresentare una realtà organizzata e capace di incidere sulle scelte legislative nazionali. Una presenza numericamente ridotta ma ancora influente, soprattutto nelle aree rurali e nei territori dove la tradizione venatoria mantiene un forte radicamento. Senza contare il guro d’affari creato dall’attività faunistica fa gola, e non adesso, alla criminalità organizzata.

L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori va oltre la semplice contestazione del provvedimento. Da Chivasso è infatti partito un invito a costruire una rete tra cittadini, amministrazioni comunali, associazioni e rappresentanti istituzionali affinché il confronto non resti confinato nelle aule parlamentari.

Per i promotori la posta in gioco non riguarda soltanto la caccia. Riguarda il modello di sviluppo del Paese, la tutela del patrimonio naturale e il rapporto tra uomo e ambiente che l’Italia intende consegnare alle future generazioni.

Il messaggio lanciato dalla sala consiliare è stato chiaro: la difesa della biodiversità non può essere considerata una questione marginale. Perché quando si indeboliscono le tutele della natura non si mette a rischio soltanto la fauna selvatica, ma l’equilibrio stesso degli ecosistemi da cui dipende la qualità della vita di tutti.

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