
Cuorgnè piange la scomparsa di Pietro Signor: il 49enne ucciso a Genova in una brutale aggressione
Una notizia drammatica ha sconvolto il Canavese e in particolare la comunità di Cuorgnè, dove era cresciuto e dove in molti lo ricordano ancora con affetto. Pietro Alberto Paolo Signor, 49 anni, è stato ucciso sabato 30 maggio nei giardini di Villetta Di Negro, nel centro di Genova, città in cui viveva da alcuni anni.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 49enne sarebbe stato vittima di una violenta aggressione avvenuta all’interno dell’area verde che ospita il Museo d’Arte Orientale Chiossone. Per l’omicidio è stato arrestato un uomo di 42 anni, di nazionalità senegalese, fermato dai carabinieri poco dopo i fatti.
L’allarme è stato lanciato da una giovane che avrebbe assistito a una scena agghiacciante: l’uomo stava trascinando il corpo della vittima all’interno del parco. Quando i militari dell’Arma sono arrivati sul posto hanno trovato il presunto aggressore accanto al cadavere di Pietro Signor. Il 42enne avrebbe tentato di allontanarsi, ma è stato immediatamente bloccato e arrestato. Secondo le prime ricostruzioni, il delitto sarebbe stato compiuto utilizzando dei cocci di bottiglia al termine di una lite le cui cause sono ancora al vaglio degli inquirenti.
La vittima era molto conosciuta a Cuorgnè. Nato a Milano, aveva trascorso nel centro canavesano gran parte dell’infanzia e della giovinezza, frequentando le scuole del territorio. Persona colta e appassionata di cultura, aveva conseguito due lauree nelle Università di Torino e Trieste.
Negli ultimi anni stava affrontando una situazione personale complessa, aggravata da problemi di salute che avevano inciso anche sulla sua stabilità lavorativa. Nonostante le difficoltà, chi lo conosceva lo descrive come una persona sensibile, disponibile e sempre pronta ad aiutare gli altri.
Numerosi i messaggi di cordoglio comparsi nelle ultime ore sui social network. Tra questi, particolarmente toccante quello pubblicato da un’amica: «Pietro Alberto Paolo Signor, detto Pedro, era un nostro amico. Era uno che dava una mano, che trovava sempre una parola buona e cercava di incoraggiare gli altri. Era uno spirito libero. Ogni tanto spariva e poi tornava, sempre con il sorriso e la sua chitarra. Ecco chi era la persona che è stata assassinata a Villetta Di Negro: era uno di noi».
Parole che restituiscono il ritratto di un uomo amato da chi lo aveva conosciuto e che oggi viene ricordato ben oltre la tragica cronaca che ne ha segnato la fine. Mentre le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio dell’accaduto, a Cuorgnè resta lo sgomento per una morte tanto violenta quanto inattesa, che ha strappato alla comunità una persona che molti continuavano a considerare parte integrante della propria storia.