
CUORGNÈ – La villa confiscata alla mafia diventa Casa Fonte: “Un bene restituito alla comunità”
La villa di via Salgari confiscata alla criminalità organizzata è diventata ufficialmente “Casa Fonte”, in memoria di Renata Fonte, vittima innocente di mafia. La cerimonia di intitolazione si è svolta mercoledì 7 ottobre alla presenza delle istituzioni e di don Luigi Ciotti.
L’immobile, un tempo appartenuto a Giovanni Iaria e oggi di proprietà del Comune, rinasce come comunità alloggio socio-assistenziale gestita dall’associazione Mastropietro. Il nome è stato scelto attraverso un concorso che ha coinvolto scuole, associazioni e cittadini, con l’obiettivo di trasformare un bene sottratto alla criminalità in un luogo di accoglienza e legalità.
Alla cerimonia hanno preso parte il prefetto di Torino Donato Cafagna, il questore Massimo Gambino, il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone e rappresentanti della Città metropolitana.
«Non si tratta solo di riaprire le porte di una villa e restituirla al territorio – ha sottolineato Egidio “Gigio” Costanza della Mastropietro –. Deve diventare un luogo della comunità, uno spazio di incontro e di vita vissuta». I ragazzi che saranno ospitati nella struttura hanno affidato a una lettera la loro emozione per l’ingresso nella nuova casa, ringraziando operatori e istituzioni.
Don Luigi Ciotti ha ricordato il coraggio di Renata Fonte, uccisa nel 1984 dopo essersi opposta agli interessi speculativi che minacciavano Porto Selvaggio. «Quella di oggi è un’azione concreta – ha detto –. Questi beni raccontano il lavoro della magistratura, delle forze di polizia e delle istituzioni, ma ricordano anche quanto questo territorio sia stato segnato dalla presenza della ’ndrangheta».
La sindaca Giovanna Cresto ha definito l’intitolazione «una grandissima festa», ricordando però il lungo percorso necessario per arrivare all’assegnazione: cinque bandi prima di arrivare al progetto del “dopo di noi”.
«Non è un punto di arrivo – ha concluso – ma un altro passo verso la restituzione piena di questo bene alla comunità». Casa Fonte nasce così come simbolo di una confisca che cambia significato: da luogo legato alla criminalità a spazio di solidarietà, cura e memoria.