Crisi in Canavese, la Uil conferma: “La disoccupazione è salita al 12 %”

25/09/2015

Disoccupazione stabile al 12% e al 40% per i giovani. I dati di fatto sono questi. E su questi numeri che bisogna ragionare quando si intende affrontare il tema dello sviluppo. Quando si parla dell’imminente uscita dalla recessione economica e degli effetti positivi prodotti sul delicato tema dell’occupazione dal Job Acts, bisogna fare i conti con i numeri relativi all’economia reale e non alle proiezioni o alle piccole oscillazioni causate dalla variazione del prezzo del petrolio.

Quella della disoccupazione costituisce una cruda realtà con la quale è necessario dare quotidianamente i conti. Non parla per metafore Luca Cortese, segretario confederale della Camera del Lavoro territoriale della Uil. Il vero problema del Paese e del Canavese, che costituisce una realtà produttiva importante per l’Italia e per l’Europa, è che manca il lavoro. O meglio, si assume con il contagocce. Il resto sono proclami politici o frutto di provvedimenti che in realtà drogano il mercato. E quando si afferma che in Piemonte le cose vanno meglio rispetto alle regioni del Sud si creano false aspettattive.

“Se non fosse per il settore dell’export che tiene e anzi migliora, anche se di poco in termini percentuali – spiega il dirigente sindacale – l’economia regionale e territoriale presenterebbe un quadro ancora più sconfortante”. E le iniziative simili agli “Open Days” che consentono alle aziende di incontrare i giovani per cercare di creare nuova occupazione? “Iniziative egregie che funzionano soltanto se si mettono sullo stesso tavolo domanda e offerta” precisa. E se l’industria va male a causa del pesante calo delle commesse, anche il turismo e il commercio non ridono. La perdita dei posti di lavoro accentua la crisi anche per ristoranti e strutture ricettive. Quando si parla di calo della disoccupazione in questi comparti non si tiene conto del fatto che anche i contratti a tempo indeterminato, spesso si basano sulla chiamata. “Un dipendente può godere un contratto a tempo indeterminato – spiega Luca Cortese – ma in realtà in un anno lavora quattro-cinque settimane. Il vero problema, di cui nessuno ama parlare è che dal 2006 al 2015, in soli sette anni la disoccupazione è crescita dal 6 per cento del 2006 al 12 per cento del 2015. E di questo il sindacato non può tenere conto”.

Per ridurre la disoccupazione, afferma il dirigente Uil, è necessario contestualizzare il problema della disoccupazione che riduce alla fine ad una semplice equazione: meno lavoro uguale a meno consumi. E, come se non bastasse, al di là dei provvedimenti assunti dal governo che possono più o meno discutibili dal punto di vista oggettivo, il vero dato di fatto è che contrattazione sui contratti nazionali di lavoro è ferma e le problematiche, che non sono poche, rimangono aperte come feriti difficili a guarire. In Canavese la Uil è l’unico sindacato ad aver mantenuto una presenza territoriale. “Non a caso abbiamo anche aumentatodel 30 per cento il numero degli iscritti – conferma Luca Cortese -. Di questi tempi stare a contatto con le realtà territoriale è fondamentale per il nostro ruolo di tutela e di contrattazione. Il nostro non è un sindacato di servizi ma di servizio, basato su un rapporto fiduciario. Un rapporto non legato alla sigla ma al rapporto personale con chi deve fare i conti con i problemi derivanti dal lavoro. E per far questo la professionalità riveste un ruolo importante”.

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