Coronavirus, possibile una seconda ondata epidemica. Ecco come si sta organizzando il Piemonte

13/06/2020

La possibilità che si verifichi una seconda ondata della pandemia da Coronaviru non è da trascurare ed è per questo che la Regione Piemonte si sta organizzando per affrontarla. Sono numerose le novità contenute nel Piano straordinario di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza Covid-19 deliberato dalla Giunta regionale e che viene ora proposto all’approvazione del Ministero della Salute, come previsto dal “Decreto Rilancio” del 19 maggio scorso.

Il testo presentato dall’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, comprende i risultati del gruppo di lavoro guidato da Giovanni Monchiero: aumento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva; individuazione degli ospedali Covid; ristrutturazione dei pronto soccorso e consolidamento della separazione dei percorsi; rotazione e distribuzione delle attrezzature e delle strumentazioni; aumento dei mezzi di soccorso da dedicare ai trasferimenti tra ospedali; incremento del personale in aggiunta all’attuale dotazione organica.
“Con questo piano – osserva Icardi – creiamo le condizioni per affrontare un’eventuale seconda ondata epidemica. La rete ospedaliera viene modulata sulla base di flessibilità e funzionalità. Con il rafforzamento della parte di medicina territoriale, l’istituzione del nuovo Dipartimento per le Malattie Infettive e l’attività di tracciamento dei contatti siamo in grado di gestire la situazione garantendo anche il progressivo ritorno alla normale attività negli ospedali”.
Cosa prevede il Piano

Riorganizzazione della rete di offerta Covid-19

Si basa sul ripristino graduale dell’attività ordinaria organizzata per livelli di complessità crescente, mantenendo un alto grado di flessibilità delle funzioni, e sull’integrazione di specifici nodi di offerta destinati all’assistenza dei pazienti colpiti dall’epidemia. Alcune aree omogenee hanno già individuato i futuri Covid Hospital: Torino ha scelto l’Amedeo di Savoia e il San Lorenzo di Carmagnola, il Piemonte Sud-Ovest l’ospedale Civile di Saluzzo. Le altre aree hanno ritenuto di riservarsi la scelta al momento della effettiva necessità.
Gli ospedali Covid non potranno comunque garantire, in condizioni epidemiche importanti, un numero di posti letto sufficiente ad assistere tutti i pazienti con patologie Covid-19 correlate. E, in ogni caso, gli ospedali sede di Pronto soccorso di I e II livello saranno chiamati a seguire i casi di maggiore complessità.

Sarà consolidata e resa strutturale la separazione dei percorsi all’interno dei presidi, nonché la ristrutturazione degli spazi destinati al Pronto soccorso con individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti o potenzialmente contagiosi in attesa di diagnosi.
Le strutture private potranno essere coinvolte a vari livelli in base alla situazione epidemiologica e alla necessità del momento. Strutture aggiuntive temporanee potranno essere attivate per dare risposta ad eventuali ulteriori picchi di domanda di ricovero, in caso di incremento della curva epidemica. Un esempio è quella delle OGR di Torino, che viene mantenuta operativa almeno fino al dicembre 2020.
Per quanto riguarda le quattro strutture movimentabili dotate di 75 posti letto e che in caso di necessità potranno essere collocate in aree preventivamente individuate da ogni Regione, fino al 31 dicembre 2020 viene individuato l’ambito dell’ospedale San Luigi di Orbassano.

Posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva

La terapia intensiva passa a 610 posti, con un incremento di 299, ai quali se ne aggiungono 16 di norma dedicati alla terapia antalgica, per un totale di 626.
Per la terapia semi-intensiva si prevede di arrivare a 305 posti rispetto ai 125 pre-Covid. Circa metà di questi (153) potranno essere convertiti in posti letto di terapia intensiva.
Rotazione e distribuzione delle attrezzature e delle strumentazioni La riprogrammazione e riorganizzazione del fabbisogno e la disponibilità di posti letto di area intensiva e semi intensiva rende necessaria la dotazione impiantistica idonea a supportare le apparecchiature di ausilio alla ventilazione e monitoraggio (impianti di erogazione di ossigeno, aria compressa e vuoto, elettrici e di implementazione tecnologica), in modo che i letti siano fruibili sia in regime ordinario, sia in regime di trattamento infettivologico per alta intensità di cure.

I costi

Il finanziamento statale per la Regione Piemonte è di 111.200.000 euro: 51,7 sono previsti per gli interventi in terapia intensiva, oltre 33 milioni per la semi-intensiva, 24,7 per l’emergenza-urgenza, 900.000 euro per l’acquisto dei mezzi per l’emergenza territoriale.

Rete emergenza urgenza ospedaliera

Vengono riorganizzati e ristrutturati i Pronto soccorso per separare i percorsi e creare aree di permanenza dei pazienti in attesa di diagnosi. Si prevedono aree di pre-triage distinte, zone di attesa e ambulatori per sospetti Covid, per soggetti in attesa dell’esito del tampone, accessi diretti e percorsi dedicati dei mezzi di soccorso con spazi di attesa dei casi sospetti in barella; diagnostica radiologica dedicata. La Regione individuerà i Pronto soccorso da ristrutturare.

Emergenza territoriale

Previsti l’acquisto di nuove ambulanze e convenzioni con le associazioni di volontariato che svolgono l’attività di trasporto dei pazienti.

Aumento del personale

Il programmato aumento di 299 posti letto di terapia intensiva determina il conseguente aumento del fabbisogno del personale a pieno regime: (indicativamente 299 medici anestesisti, 897 infermieri e 299 operatori socio-sanitari), che condurrebbe ad un costo per il semestre luglio-dicembre 2020 di 39,7 milioni a fronte di un finanziamento statale di 13,9. Quest’ultima somma viene assegnata e ripartita alle aziende sanitarie per i 299 letti aggiuntivi programmati, in proporzione ai letti effettivamente attivati, nella misura di 46.500 per ogni posto aggiuntivo.

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