Canavese, la siccità mette in ginocchio l’agricoltura: «Raccolti dimezzati e costi alle stelle, servono interventi subito»

09/07/2026

Campi bruciati dal sole, canali irrigui ai minimi storici e raccolti sempre più compromessi. La crisi idrica che sta colpendo il Canavese non è più un’emergenza occasionale, ma il segnale di un cambiamento climatico destinato a incidere profondamente sul futuro dell’agricoltura del territorio.

Dal mais ai cereali, fino ai vigneti dell’Erbaluce e alle colture già messe a dura prova dalla diffusione della Popilia japonica, il coleottero giapponese che continua a provocare ingenti danni, gli agricoltori parlano di una situazione senza precedenti.

A raccontare le difficoltà è Tiziana Merlo, che insieme alla sorella Cristina conduce un allevamento di bovini di Fassone di Razza Piemontese in frazione Argentera, a Rivarolo Canavese.

«Le precipitazioni invernali e primaverili insufficienti, unite alla quasi totale assenza di neve sulle Alpi, hanno ridotto a livelli critici la portata di fiumi e torrenti – spiega Merlo –. Abbiamo dovuto rinunciare a irrigare i prati per salvare il mais, ma anche questa coltura è ormai a rischio perché l’acqua disponibile non basta e quella rimasta deve essere distribuita con grande attenzione».

Le conseguenze economiche sono già pesanti. «Le stime provvisorie parlano di perdite superiori al 50% per mais e foraggi, fondamentali per la zootecnia. Quest’anno il costo di produzione del mais ha raggiunto livelli impensabili: riuscire semplicemente a coprire le spese, senza andare in perdita, sarebbe già un risultato».

Per limitare i danni molte aziende agricole sono costrette a ricorrere a irrigazioni d’emergenza e al pompaggio meccanico dell’acqua, con un inevitabile aumento dei costi energetici e gestionali.

«Non stiamo perdendo soltanto il raccolto di questa stagione – aggiunge l’imprenditrice agricola –. Stiamo perdendo la possibilità di programmare il futuro. Ogni anno i periodi di siccità diventano più lunghi e i bacini storici non sono più in grado di compensare la mancanza di precipitazioni».

Alla scarsità d’acqua si aggiunge l’emergenza fitosanitaria legata alla diffusione della Popilia japonica, che continua a colpire cereali, frutteti e ortaggi senza che, al momento, siano state individuate soluzioni realmente efficaci per contenerne la proliferazione.

Per il mondo agricolo non bastano più gli interventi d’emergenza. «Chiediamo alla politica e alle istituzioni interventi immediati e strutturali – conclude Merlo –. Da tempo proponiamo la realizzazione di una rete di micro-invasi a basso impatto ambientale per immagazzinare l’acqua nei periodi piovosi e utilizzarla durante la siccità, insieme alla modernizzazione della rete irrigua per ridurre gli sprechi. È inoltre indispensabile un tavolo permanente tra Regione Piemonte, amministrazioni locali, consorzi e associazioni di categoria. Le riunioni si susseguono, ma senza decisioni rapide e concrete il senso stesso dell’emergenza viene meno, mentre nei campi i raccolti continuano a seccare».

L’agricoltura canavesana si trova così davanti a una delle sfide più difficili degli ultimi decenni, stretta tra gli effetti del cambiamento climatico, l’aumento dei costi di produzione e nuove fitopatie che mettono a rischio la sostenibilità economica di un settore fondamentale per il territorio.

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