
Auto rubate e smontate nei boschi di Nole: trovate due carcasse nella Corona Verde Stura
I boschi del Canavese tornano a trasformarsi in un cimitero di auto rubate. Due vetture completamente smontate sono state ritrovate tra la vegetazione della Corona Verde Stura, nel territorio di Nole, riaccendendo i riflettori su un fenomeno che continua a preoccupare forze dell’ordine e amministrazioni locali.
Il ritrovamento è avvenuto lungo il percorso naturalistico della Corona Verde Stura, l’anello di sentieri e piste ciclabili che attraversa i Comuni di Cafasse, Ciriè, Mathi, Nole, Robassomero e Villanova Canavese. Le due vetture erano parzialmente occultate dalla vegetazione e apparivano ormai ridotte a semplici carcasse.
Una scena che lascia ipotizzare il classico sistema delle auto “cannibalizzate”. Dopo il furto, infatti, i veicoli vengono trasferiti in luoghi appartati, dove vengono smontati per recuperare i componenti di maggior valore – motori, centraline, fari, cerchi, portiere, catalizzatori e altri ricambi – destinati al mercato dell’usato, anche attraverso canali online. Una volta terminato il lavoro, ciò che resta viene abbandonato sul posto.
Della presenza delle due auto sono già state informate le forze dell’ordine. Sono in corso gli accertamenti della Polizia locale di Nole, coordinata dal comandante Marco Ortalda, in collaborazione con i Carabinieri della Compagnia di Venaria Reale.
Il primo obiettivo degli investigatori sarà identificare i veicoli attraverso il numero di telaio, eventuali targhe o altri elementi ancora presenti, verificando se risultino oggetto di denunce di furto. Non è escluso che le vetture siano state rubate in altri Comuni della provincia e successivamente trasferite a Nole proprio per essere smontate lontano da occhi indiscreti.
La scelta di un’area boschiva non appare casuale. Luoghi poco frequentati e facilmente raggiungibili consentono ai malviventi di agire con maggiore tranquillità, trasformando i boschi in vere e proprie officine clandestine a cielo aperto.
Oltre al danno subito dai proprietari delle auto, resta quello ambientale. Le carcasse abbandonate, insieme a plastiche, vetri, oli e altri materiali, rappresentano infatti un elemento di degrado all’interno di un’area naturalistica frequentata ogni giorno da escursionisti, ciclisti e famiglie.
Le indagini proseguono per ricostruire la provenienza dei due veicoli e individuare i responsabili. Il ritrovamento riaccende ancora una volta l’attenzione su un fenomeno che, oltre a colpire chi subisce il furto dell’auto, incide sulla sicurezza, sul decoro e sulla tutela del patrimonio ambientale del Canavese.