
Aree idonee alle rinnovabili, Ravinale (AVS): «Approvati cinque nostri emendamenti, ma la legge regionale è poco ambiziosa»
Cinque emendamenti approvati, ma un giudizio complessivamente critico sul testo licenziato dal Consiglio regionale. È la posizione espressa da Alice Ravinale, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra in Regione Piemonte, dopo il via libera alla legge che disciplina le aree idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Ravinale rivendica innanzitutto il recepimento di alcune proposte avanzate dal proprio gruppo durante l’esame in Commissione. «Sono stati approvati cinque nostri emendamenti – spiega – che ampliano le aree idonee a quelle limitrofe ai data center e ai poli logistici, estendono l’obbligo di installazione di impianti fotovoltaici anche ai nuovi data center e ai poli logistici e modificano la disciplina dell’effetto cumulo, limitandone l’applicazione ai soli impianti superiori a un megawatt ed escludendo le Comunità Energetiche Rinnovabili e gli impianti destinati all’autoconsumo».
Secondo la capogruppo di AVS, si tratta di modifiche che «favoriscono la competitività del sistema produttivo e una maggiore autonomia energetica», ma che non sono sufficienti a rendere la legge all’altezza delle sfide della transizione ecologica.
«La normativa approdata in Aula – sostiene Ravinale – resta troppo timida sul fronte delle energie rinnovabili. Gli obiettivi minimi nazionali di produzione vengono di fatto assunti come traguardo finale, anziché rappresentare una soglia da superare».
La consigliera regionale critica inoltre l’impostazione della maggioranza sul rapporto tra sviluppo delle rinnovabili e tutela del territorio agricolo. «Dispiace che anche oggi si sia alimentato un conflitto tra agricoltura ed energie rinnovabili – afferma – limitando allo 0,8% la quota complessiva di terreni agricoli destinabili all’installazione facilitata degli impianti».
Secondo Ravinale, questa scelta rischia di produrre effetti opposti rispetto a quelli dichiarati. «Le installazioni continueranno comunque a essere possibili attraverso le procedure ordinarie, ma con costi burocratici più elevati che soltanto i grandi operatori del settore potranno sostenere. Così si rischia di concentrare ulteriormente il mercato delle rinnovabili, invece di favorire la diffusione dell’autoconsumo e delle Comunità Energetiche Rinnovabili, strumenti che rappresentano una forma concreta di democrazia energetica».
La capogruppo di AVS conclude evidenziando quella che considera una contraddizione nell’azione della Giunta regionale. «Sorprende – osserva – che proprio sul tema delle energie rinnovabili la maggioranza sia così attenta a limitare il consumo di suolo agricolo, mentre non dimostra lo stesso rigore quando si tratta della realizzazione di altri interventi, come i poli logistici».
Con l’approvazione del provvedimento si apre ora la fase applicativa della nuova disciplina regionale, mentre il confronto politico sullo sviluppo delle energie rinnovabili in Piemonte resta aperto.