
Crisi del vino, Cia Piemonte chiede decisioni rapide alla Regione: «Non si può più perdere tempo»
La crisi del settore vitivinicolo piemontese richiede scelte immediate e non consente ulteriori rinvii. È il messaggio lanciato dal Gruppo di interesse economico Viticoltura di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta al termine dell’incontro svoltosi mercoledì con l’assessore regionale all’Agricoltura e al Cibo, Paolo Bongioanni.
Secondo l’organizzazione agricola guidata dal presidente regionale Gabriele Carenini, la fase delle consultazioni con il comparto resta importante, ma ora spetta alla politica assumere decisioni chiare per affrontare una situazione che, rispetto a un anno fa, è ulteriormente peggiorata.
Per Cia Piemonte e Valle d’Aosta, il settore vitivinicolo si trova davanti a una fase delicata che impone una visione non soltanto emergenziale, ma di lungo periodo. L’obiettivo è riprogrammare il comparto guardando ai prossimi dieci anni, tenendo conto dei tempi necessari alla natura e alle aziende per adeguarsi ai cambiamenti del mercato.
Tra le richieste avanzate all’assessorato regionale figura l’utilizzo di tutte le risorse disponibili per finanziare la vendemmia verde e la limitazione dei superi produttivi a un massimo del 5%, fino alla loro eventuale abolizione. L’indicazione è quella di non ridurre le rese consentite, ma di intervenire sui quantitativi eccedenti.
L’organizzazione sottolinea inoltre come la situazione non presenti ovunque le stesse criticità. Proprio per questo viene ritenuto necessario programmare con attenzione nuovi impianti ed eventuali estirpi, adattando gli interventi alle diverse esigenze dei territori e delle denominazioni.
Tra i punti considerati prioritari da Cia Piemonte e Valle d’Aosta c’è anche la destinazione delle risorse pubbliche all’agroindustria. Secondo l’associazione, gli aiuti dovrebbero essere riservati esclusivamente alle realtà che utilizzano materie prime piemontesi. Contestualmente viene rilanciata la proposta di una sorta di accordo etico tra i soggetti beneficiari dei contributi pubblici, affinché venga garantito ai conferitori un prezzo minimo delle uve non inferiore a 90 centesimi al chilogrammo.
Una misura che, secondo i rappresentanti del comparto, consentirebbe di restituire dignità economica al lavoro dei viticoltori, considerati non soltanto produttori di vino, ma protagonisti nella tutela del paesaggio, della biodiversità e nella promozione turistica del territorio.
Alla Regione viene inoltre chiesto un impegno per affrontare il problema dell’aumento delle giacenze e per migliorare gli strumenti di monitoraggio del settore. In quest’ottica, Cia Piemonte e Valle d’Aosta ritiene opportuno che i Consorzi rendano disponibili i dati relativi all’imbottigliato e alle fascette, informazioni ritenute fondamentali per comprendere l’andamento reale del mercato e programmare strategie condivise.
Per l’organizzazione agricola il momento impone senso di responsabilità da parte di tutti gli attori della filiera. Una crisi che non riguarda soltanto il vino, ma un intero sistema economico e territoriale che rappresenta uno dei simboli dell’agricoltura piemontese.