
Mazzè, imprenditore di 72 anni muore dopo le dimissioni dal pronto soccorso: medico sotto processo
A oltre tre anni dal drammatico incidente avvenuto nell’estate del 2022, la morte di un imprenditore in pensione di 72 anni residente a Mazzè approda nelle aule del tribunale di Ivrea. Al centro del procedimento ci sono due distinti profili di responsabilità: da un lato la dinamica dello scontro stradale, dall’altro la gestione sanitaria successiva ai ricoveri. Per questo risultano oggi imputati sia il conducente dell’automobile coinvolta nell’incidente sia il medico del pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso che, in una fase successiva, dispose le dimissioni del paziente.
Secondo quanto emerso nel corso dell’udienza, il 10 agosto 2022 il pensionato si trovava alla guida della propria Vespa quando, durante una manovra di svolta, sarebbe stato urtato da un’automobile. L’impatto lo avrebbe fatto cadere violentemente sull’asfalto provocandogli diverse lesioni.
In un primo momento il quadro clinico non sarebbe apparso particolarmente preoccupante. Dopo gli accertamenti iniziali effettuati al pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso, l’uomo era stato dimesso. Tuttavia, nei giorni successivi, le sue condizioni avrebbero iniziato progressivamente a peggiorare, rendendo necessari ulteriori accessi ospedalieri.
Dagli atti processuali emerge una situazione clinica complessa: il pensionato presentava un trauma toracico significativo, fratture multiple, un versamento pleurico e ulteriori elementi considerati compatibili con un possibile processo infettivo in evoluzione. Un quadro che si sarebbe aggravato rapidamente fino al decesso, avvenuto quattro giorni dopo l’ultimo accesso in ospedale.
La Procura di Ivrea contesta al conducente dell’automobile il reato di omicidio colposo stradale, ipotizzando il mancato rispetto della precedenza durante la manovra che avrebbe causato l’urto con lo scooter.
Sotto la lente della magistratura vi è però anche la condotta del medico del pronto soccorso. Secondo la ricostruzione accusatoria, il sanitario avrebbe disposto le dimissioni del paziente nonostante un quadro clinico ritenuto serio e tale da richiedere ulteriori approfondimenti diagnostici e un ricovero.
Nel corso del dibattimento è emerso che, secondo l’impostazione della Procura, sarebbero stati necessari ulteriori accertamenti, tra cui una Tac toracica, un monitoraggio costante e una terapia antibiotica mirata. Esami e trattamenti che, secondo l’accusa, avrebbero potuto consentire una diversa gestione delle condizioni del paziente.
Diversa la posizione della difesa del medico. I legali sostengono infatti che gli approfondimenti sanitari sarebbero stati proposti, ma che sarebbe stato il paziente a scegliere autonomamente di lasciare l’ospedale, firmando le dimissioni volontarie.
Il processo dovrà ora chiarire se vi siano responsabilità sia nella dinamica dell’incidente sia nella gestione sanitaria successiva. La prossima udienza è stata fissata per il 17 dicembre.
Come previsto dalla normativa vigente, per tutti gli imputati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.