Stambecco tra le specie cacciabili? Avetta (Pd) polemizza: «Così si colpisce il simbolo del Gran Paradiso»

15/05/2026

Lo scontro politico si sposta sullo stambecco e sul futuro del Parco Nazionale del Gran Paradiso. A sollevare il caso è il consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta, che ha presentato un’interrogazione indirizzata alla Giunta piemontese dopo le indiscrezioni legate a un emendamento inserito nel cosiddetto DDL Malan, il provvedimento di riforma della legge nazionale sulla caccia attualmente in discussione in Senato.

Al centro delle preoccupazioni vi sarebbe l’ipotesi di inserire lo stambecco tra le specie potenzialmente cacciabili. Una prospettiva che, secondo Avetta, aprirebbe una questione ben più ampia della sola normativa venatoria, toccando uno dei simboli identitari più forti del Piemonte e dell’intero arco alpino.

La presa di posizione del consigliere regionale parte da un elemento storico preciso: il Gran Paradiso nacque nel 1922 proprio per salvare lo stambecco dall’estinzione. L’animale, oggi emblema stesso del Parco, rappresenta la ragione storica e culturale della sua istituzione.

«Quell’animale che oggi qualcuno vorrebbe inserire tra le specie cacciabili è esattamente il motivo per cui esiste il Gran Paradiso. È la sua ragione storica, culturale e simbolica. Senza lo stambecco non ci sarebbe stato il Parco così come lo conosciamo oggi», sottolinea Avetta.

La questione, tuttavia, non si ferma al piano simbolico. Nell’interrogazione il consigliere dem chiede alla Regione Piemonte se sia stata coinvolta nel percorso legislativo in corso e quale posizione intenda assumere rispetto a una modifica che rischia di aprire un confronto politico e ambientale di ampia portata.

Secondo Avetta, il ruolo e il peso istituzionale del Parco imporrebbero infatti un coinvolgimento diretto nelle scelte che potrebbero incidere sul suo equilibrio e sulla sua identità. Il timore è che si possa generare una contraddizione difficilmente sostenibile: trasformare in specie cacciabile proprio l’animale che oltre un secolo fa spinse lo Stato italiano a creare la prima grande area protetta nazionale.

Sul piano politico la vicenda rischia ora di allargarsi. La discussione sulla riforma della caccia è già da tempo terreno di confronto tra sensibilità differenti e la possibile apertura sullo stambecco potrebbe trasformarsi in un tema capace di superare i confini della materia venatoria, investendo ambiente, turismo, identità territoriale e tutela del patrimonio naturalistico.

Lo stambecco, infatti, non è soltanto una specie faunistica. È il volto stesso del Gran Paradiso: compare nelle campagne di promozione, accompagna l’immagine del Parco e rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio alpino piemontese.

Da qui la richiesta politica avanzata alla Regione: chiarire quale linea intenda seguire e quale ruolo il Piemonte voglia giocare in una partita che rischia di trasformarsi rapidamente in un caso nazionale. Perché il tema, da semplice dibattito tecnico sulla normativa venatoria, potrebbe presto assumere il peso di una questione identitaria e istituzionale molto più ampia.

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