
Siccità, Coldiretti lancia l’allarme: «Subito lo stato di emergenza». L’Orco tra i corsi d’acqua più in crisi
La siccità continua ad aggravarsi in Piemonte e Coldiretti chiede alla Regione di dichiarare lo stato di emergenza per il comparto agricolo e di attivare la deroga al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico, come previsto dalla normativa vigente. La richiesta è stata avanzata al termine del Tavolo regionale per l’emergenza idrica convocato ieri dalla Regione Piemonte e trova già il sostegno di numerosi sindaci del territorio.
L’obiettivo è consentire l’attivazione di misure straordinarie a favore delle aziende agricole, alle prese con una stagione sempre più difficile a causa della prolungata assenza di precipitazioni.
«La situazione si sta rapidamente aggravando in tutto il Torinese – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Le criticità riguardano già le aree servite dalla rete irrigua storica che attinge ai fiumi alpini. Tra i corsi d’acqua più in sofferenza ci sono il Pellice, il Chisone-Lemina, la Stura di Lanzo, l’Orco e il Sangone. Ma a pagare il prezzo più alto sono soprattutto le zone non irrigue, dove l’agricoltura è sempre stata basata su un regime normale di precipitazioni primaverili ed estive, oggi completamente venuto meno».
Secondo Coldiretti, il rischio è di rivivere una stagione drammatica come quella del 2022. In molte aree, anche servite dai canali irrigui, l’acqua non raggiunge più i campi e in diversi comprensori è già prevista la sospensione totale delle derivazioni. Per salvare le colture gli agricoltori sono costretti a riattivare i pozzi, sostenendo costi aggiuntivi per pompe e carburante che si sommano ai canoni irrigui.
«Le semine sono già costate oltre 46 milioni di euro agli agricoltori torinesi – sottolinea Mecca Cici – anche a causa dell’aumento del 30% dei fertilizzanti e del 60% del gasolio, rincari legati alle tensioni internazionali. L’utilizzo dei pozzi rappresenta un ulteriore aggravio economico».
Coldiretti richiama infine l’attenzione sulle criticità strutturali della rete irrigua, chiedendo interventi per la manutenzione dei canali, una gestione più efficiente delle risorse idriche e soprattutto la realizzazione di un piano dei piccoli invasi per trattenere l’acqua nei periodi piovosi e renderla disponibile durante le emergenze. «Lo chiediamo da anni – conclude il presidente di Coldiretti Torino – ma finora non è stato fatto abbastanza».