Oltre seimila società di ingegneria a rischio tracollo per un decreto legge fermo in Senato

01/02/2016

La norma è ancora ferma al Senato. Eppure dalla sua approvazione dipendono il destino di oltre seimila società di ingegneria che occupano almeno 300mila dipendenti. La norma in questione, già approvata dalla Camera e tornata ora in Senato, riguarda l’interpretazione autentica sulla legalità di tutte le società di ingegneria che lavorano in Italia e che, secondo la legislazione vigente non potrebbero assumere incarichi di progettazione per soggetti privati. Una legge emanata dall’allora regime fascista che oggi rischia di provocare il tracollo di un complesso sistema che produce lavoro e che rappresenta un importante volano economico in tutto il Paese.

A far emergere in tutte le sue contraddizioni il caso (a ragione peraltro) è stato l’ingegnere di Caselle Torinese Mauro Esposito, titolare del ME Studio Srl. Un imprenditore che definire sfortunato è poco. In sintesi ecco la vicenda e la sua lunga e tormentata storia giudiziaria: lo studio professionale di Mauro Esposito riceve nel 2009 l’incarico per la progettazione di un grande complesso immobiliare a Rivoli, in provincia di Torino. Sembrava a prima vita un normale incarico professionale e invece l’imprenditore è suo malgrado incappato tra le grinfie di un’associazione criminale organizzata e che era collegata a un conosciuto istituto bancario torinese. Una congrega di tutto rispetto tanto che alcuni suoi esponenti sono finiti di recente in manette nell’ambito dell’operazione “San Michele” e nel conseguente procedimento giudiziario. Mauro Esposito denuncia il fatto ai carabinieri e la vicenda approda al tribunale di Torino. Al termine del processo il giudice emette una sentenza impensabile: agli studi associati professionali è fatto divieto di svolgere, come detto, attività per i privati.

IL TRIBUNALE DI TORINO ANNULLA IL CONTRATTO CON LA SOCIETA’ IMMOBILIARE

E così, grazie all’applicazione di una legge vecchia di quasi novant’anni, allo Studio ME è stato annullato il contratto sottoscritto con la società immobiliare di Rivoli, obbligando il titolare a restituire tutti i compensi percepiti. Una sentenza che ha quasi rischiato di mandare in rovina uno studio di progettazione stimato e che ha lavorato anche per società immobiliari internazionali. C’è da dire che la legge Bersani in realtà ha abrogato la normativa varata nel 1939, consentendo agli studi fi ingegneria di lavorare per conto di privati, ma come spesso succede in Italia, non sono stati predisposti i relativi decreti attuativi per cui, di fatto, la legge è inapplicabile. “Ad ottobre per nostra fortuna la Camera ha approvato il decreto legge sulla concorrenza fornendo una interpretazione autentica sull’abrogazione, confermando nel contempo che questa è intervenuta con efficacia nel 1997 – commenta l’ingegnere Mauro Esposito -. Purtroppo da tre mesi il decreto è fermo in Senato. L’approvazione del ddl eliminerebbe di fatto ogni incertezza sul procedimento d’Appello che è in corso e che dovrebbe concludersi nel prossimo mese di marzo”. Ma non è tutto: lo studio di Mauro Esposito, che è anche stato oggetto di estorsione a causa della sentenza emessa in primo grado dal tribunale di Torino, ha perso la bellezza di 500mila euro e ha speso 300mila euro in cause. E come se non bastasse ha dovuto rinunciare ad un contratto in corso di 12 milioni di euro con una società dell’Oman. Da otto anni Mauro Esposito deve fare i conti con minacce e avvertimenti di ogni genere: una drammatica situazione che ha prostrato non soltanto la società di progettazione ma anche Esposito e la famiglia. Altri, in questa situazione avrebbero rinunciato a condurre una battaglia contro il malaffare, ma l’imprenditore non ha ceduto, grazie anche all’aiuto fornito da Don Ciotti e al sostegno morale e materiale della propria famiglia. Poi, ecco la ciliegina sulla torta. Spiega Mauro Esposito: “l’Agenzia delle entrate, nonostante sapesse delle difficoltà della mia azienda a pagare Iva, Irpef e le varie gabelle italiane, ci ha applicato more ed interessi del 30% sulla rateizzazione concordata. Fino ad oggi abbiamo comunque sempre onorato le scadenze pattuite con l’erario che sono stra-maggiorate, ma è tutto tremendamente difficile; tutti i funzionari e dirigenti di questo ente si sono mostrati molto sensibili al mio caso, ma purtroppo non esiste una legge o procedura che permetta loro di trattare l’argomento in modo diverso”.

LO SPETTRO DEL FALLIMENTO SE IL DECRETO LEGGE NON SARA’ APPROVATO

E ancora: nonostante a Mauro Esposito sia stato riconosciuto il diritto di accedere ai fondi stanziati per le vittime del racket, i soldi non sono ancora arrivati. L’ingegnere ammette di essere allo stremo. E come lui sono anche tanti altri suoi colleghi preda del racket delle estorsioni. E’ la storia raccontata da tanti altri imprenditori (Pino Masciari insegna) che denunciano i criminali per senso civico e poi si ritrovano a combattere “contro la burocrazia che, invece di agevolare i benemeriti, li ostacola, li abbandona, vitandoli al fallimento”. Ma in questa vicenda ad uscire perdente è anche e soprattutto, lo Stato.

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