
Cuorgnè: il medico denunciato da “Le Iene” vince il ricorso e uò continuare a lavorare
Cuorgnè: il medico denunciato da “Le Iene” vince il ricorso e può continuare a lavorare
La vicenda del dottor Vieri Riccioni, che ha recentemente lasciato il suo incarico di medico al pronto soccorso dell’ospedale di Cuorgnè dopo meno di una settimana, è un chiaro esempio di come il passato possa continuare a influenzare il presente, anche quando le accuse sono state formalmente risolte. Il medico era stato al centro di una controversia nel 2019, quando un servizio delle Iene lo aveva accusato di aver effettuato visite non regolari nel suo studio di medico di base a Prato. Nonostante il clamore mediatico, tutti i procedimenti legali e disciplinari a suo carico si sono conclusi in suo favore: la richiesta di radiazione dall’Ordine dei medici è stata respinta, e l’inchiesta penale è stata archiviata.
Tuttavia, il dottor Riccioni ha deciso di abbandonare il posto a Cuorgnè dopo alcune segnalazioni sui social e una telefonata ricevuta dall’azienda esterna che gestisce il personale medico del pronto soccorso. Questa non è la prima volta che il medico si trova costretto a lasciare una posizione a causa del suo passato, nonostante la sua assoluzione. Come ha dichiarato lo stesso Riccioni, la sanità pubblica tende a evitare situazioni che potrebbero generare clamore, indipendentemente dal fatto che il medico abbia i requisiti per continuare a esercitare la professione.
L’Asl To4, venuta a conoscenza della situazione, si è immediatamente attivata per risolvere il problema, pur confermando che i requisiti del medico erano regolari. Nonostante ciò, il medico ha preferito andarsene, anticipando una possibile decisione dell’azienda di interrompere la collaborazione per “ragioni di opportunità”, come era già accaduto in altre aziende sanitarie tra il 2019 e il 2023.
Questa vicenda evidenzia le difficoltà che un professionista può incontrare anche dopo essere stato scagionato da tutte le accuse, dimostrando come l’ombra del sospetto possa continuare a influenzare la carriera di un individuo, nonostante la piena riabilitazione legale e professionale.
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