
CANAVESE/BRASILE – Gli Assisi, la cocaina e l’“eredità” criminale: la rete avrebbe continuato ad operare dopo gli arresti
Dal Canavese al Brasile, attraverso porti, container, comunicazioni criptate e ingenti somme di denaro da movimentare. L’operazione “Eredità” riporta al centro dell’attenzione investigativa una rete che, secondo l’accusa, sarebbe stata in grado di sopravvivere anche all’arresto di alcuni dei suoi principali protagonisti, continuando a mantenere rapporti con fornitori, intermediari e uomini della logistica del narcotraffico internazionale.
A dare la misura dell’inchiesta è soprattutto un dato: oltre 4,6 tonnellate di cocaina, ricondotte ad almeno undici sequestri effettuati tra il 2019 e il 2020, con carichi destinati a diversi Paesi europei, tra cui Italia, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Portogallo.
Al centro della ricostruzione degli investigatori torna il nome della famiglia Assisi. Dopo l’arresto in Brasile, nel 2019, di Nicola Assisi e del figlio Patrick, familiari e persone considerate di fiducia avrebbero progressivamente raccolto la loro “eredità”, cercando di preservare contatti, rotte di approvvigionamento, sistemi di trasporto e circuiti finanziari. Tra le partite di stupefacenti prese in esame dagli inquirenti figurerebbe anche un quantitativo di circa 2,2 tonnellate di cocaina rimasto in Brasile dopo gli arresti.
L’indagine disegna così una geografia molto ampia, capace di collegare San Giusto Canavese e Brandizzo al Sudamerica e di inserirsi nel solco di precedenti attività investigative, tra cui le operazioni Samba, Mafiusi, Retis e Spiderweb. Nelle carte compaiono inoltre persone già emerse in altre vicende giudiziarie legate al narcotraffico, tra cui Vincenzo Pasquino, oltre a diversi componenti della famiglia Assisi.
Ma “Eredità” non riguarda soltanto i carichi di droga. Una parte importante degli accertamenti è concentrata sul versante economico: conti correnti, immobili, società, investimenti e movimentazioni di denaro sono finiti sotto la lente degli investigatori per ricostruire i presunti meccanismi attraverso i quali sarebbero stati trasferiti, occultati o reinvestiti i proventi del narcotraffico.
Il quadro che emerge è quello prospettato dall’accusa e dovrà essere verificato nel corso dei procedimenti giudiziari. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino ad eventuale sentenza definitiva di condanna.