Blitz della Finanza nei laboratori lager di Montalenghe. Arrestati due imprenditori cinesi

23/12/2019

I Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego hanno effettuato diverse perquisizioni in provincia di Torino: Agliè, Cuceglio e Montalenghe i comuni coinvolti, dove hanno accertato che presso l’azienda, le sedi operative ed in alcune case private adibite a laboratori clandestini, gli operai venivano sistematicamente sottoposti a condizioni di lavoro estreme. Infatti, grazie all’installazione di macchine e attrezzature industriali utilizzate per cucire, sagomare e collaudare oggetti in tessuto e plastica, i due “padroni”, fratello e sorella, W.M. (anni 28) e W.Q (anni 26) originari di Zhejiang (Cina) ma qui in Italia da quando erano ragazzini, facevano produrre ai loro “sottoposti” migliaia di articoli destinati a successive lavorazioni o al mercato estero.

Quindici le ore di lavoro giornaliere, ad una temperatura polare viste le condizioni meteo di questo periodo ovvero “bollenti” nel periodo estivo, 5 euro la paga giornaliera (0,30 cent all’ora), senza giorno di riposo ed in stato di clandestinità vista l’irregolarità sul territorio dello Stato di molti lavoratori, essendo per loro scaduto il visto di ingresso per turismo.
30 operai in condizioni di schiavitù Qui, in sintesi la condotta criminosa dei due arrestati, che, come è stato accertato dai Finanzieri impiegavano una trentina di operai in condizioni di schiavitù, approfittando del loro stato di bisogno. Le retribuzioni, palesemente difformi dai contratti di lavoro, erano corrisposte in maniera sproporzionata rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato, violando anche tutte le norme relative agli orari di lavoro, ai periodi di riposo ed alle ferie, queste ultime praticamente inesistenti.

Gli operai erano continuamente videosorvegliati, alloggiati in condizioni degradanti in bivacchi ricavati in spazi angusti all’interno del laboratorio dove erano presenti in gran numero animali nocivi. Solo luce artificiale e non naturale a causa dell’installazione di appositi pannelli che impedivano la visuale all’interno ed all’esterno dei locali. Questa la scena che si è presentata agli occhi dei finanzieri al momento delle perquisizioni.

Per i due imprenditori, in procinto di far perdere le proprie tracce recandosi in Cina, si sono aperte le porte del carcere. I Baschi Verdi hanno per diversi giorni ascoltato ciò che accadeva all’interno del deposito e nelle degradate abitazioni pertinenti ai luoghi di lavoro; pedinato e filmato anche alcuni operai (questi ultimi i più fortunati in quanto altri dormivano nel magazzino aziendale) i quali, ottenuto il favore delle tenebre tornavano a casa (appartamento sotto-dimensionato rispetto il numero degli occupanti variabile tra 5 e 7) percorrendo a piedi i campi di grano di Agliè e Montalenghe, lontano dagli occhi di chi avrebbe potuto notarli, unico ristoro per i lavoratori i quali dormivano poche ore in previsione della medesima ed estenuante giornata lavorativa.

Non è bastato ai due trentenni avere istruito a dovere i propri operai sulla versione da fornire in caso di accertamenti in materia di “lavoro nero” da parte degli organi di controllo per garantirsi l’impunità, la gravità dei fatti è stata talmente evidente che nessun altro provvedimento avrebbe interrotto la loro condotta criminosa. Infatti le perquisizioni dei giorni scorsi non sono bastate ad impaurirli, loro stessi nei giorni successivi all’intervento dei “Baschi Verdi” hanno organizzato incontri segreti con gli “operai”, ma lo stato di clandestinità dei loro connazionali non avrebbe loro fornito la garanzia di una “versione di parte”.
S

i tratta di una realtà inquietante quella dello sfruttamento e del sommerso d’azienda, eravamo abituati ad altre realtà ed in zone del paese da anni interessate da questo fenomeno dilagante, ma questa volta tocca al Piemonte.

Adesso i laboratori sono stati sigillati, non si viene più sfruttati per pochi euro: i Finanzieri hanno chiuso i battenti a questa azienda, la quale adesso, oltre all’Autorità Giudiziaria dovrà rendere conto all’Ispettorato del Lavoro, all’Inps, allo Spresal dell’Asl di Ivrea che commineranno le pesanti sanzioni amministrative per le irregolarità previdenziali e in materia di sicurezza sul lavoro.

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