
Lanzo, la consigliera metropolitana Clara Marta difende l’Albert: «Non cade a pezzi». Oltre 4 milioni investiti nell’istituto
«L’Albert non cade a pezzi: cresce». La consigliera metropolitana Clara Marta interviene nel dibattito sulle condizioni dell’Istituto Federico Albert di Lanzo Torinese, riconoscendo la necessità di manutenzioni ma contestando una rappresentazione della scuola che, a suo giudizio, non restituisce il valore dell’offerta formativa e degli investimenti realizzati.
Dopo un sopralluogo e un confronto con il dirigente Minissale, Marta descrive un istituto «curato, vivo, orgoglioso di sé», frequentato da circa 960 studenti, con percorsi che spaziano dai licei all’alberghiero e al tecnico agrario.
Proprio l’integrazione tra questi ultimi due indirizzi rappresenta, secondo la consigliera, uno degli elementi più qualificanti: gli studenti possono seguire la filiera dalla coltivazione alla trasformazione dei prodotti, fino alla preparazione e al servizio dei piatti.
Al centro del progetto c’è la serra idroponica, dove la coltivazione senza terreno diventa uno strumento didattico. Marta ricorda di averne seguito l’iter dai banchi dell’opposizione, presentando interrogazioni a partire dall’agosto 2024 sul finanziamento attraverso la Strategia Nazionale Aree Interne e sollecitando tempi certi per il completamento dei lavori.
La consigliera non nega le criticità segnalate dagli studenti, in particolare per i bagni e gli spazi esterni, e definisce legittime le richieste di miglioramento. «I problemi vanno segnalati e risolti, ma senza mettere in ombra tutto il buono che c’è», sottolinea.
Secondo quanto riferisce Marta, sull’Albert sono stati investiti oltre 4 milioni di euro, tra fondi PNRR e Strategia Nazionale Aree Interne, per adeguamento sismico, efficientamento energetico, riqualificazione dell’edificio, serra e laboratori. Un impegno della Città metropolitana che riconosce pur ribadendo la volontà di vigilare fino alla conclusione di ogni opera.
La critica riguarda soprattutto i toni del confronto pubblico. Raccontare la scuola come un luogo che «cade a pezzi», sostiene, rischia di scoraggiare le iscrizioni e penalizzare il lavoro quotidiano di personale e studenti. «Le scuole non possono diventare il terreno di una guerra tra adulti o tra partiti».
Marta richiama infine il ruolo dell’istituto per Lanzo e le valli: attrarre giovani significa sostenere servizi, commercio e vitalità del territorio. Un riconoscimento particolare va agli alunni, che, osserva, hanno espresso le proprie richieste con educazione e senso civico, e al dirigente e ai docenti per il percorso educativo costruito.